L’ Internazionale

CAPITALISMO, IMMIGRAZIONE E PROFITTO

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L’immigrazione è un fenomeno di dimensioni bibliche molto complesso. Le stesse dimensioni di questo fenomeno hanno un grande impatto sulla società.
Voglio subito chiarire che NON È UN FENOMENO CREATO AD HOC come affermano i complottisti, Salvini in testa, che parlano di piano Kalergi senza neanche sapere di cosa parlano ma leggono le pagine razziste e di estrema destra.
Non è neanche un piano preordinato da qualche gruppo finanziario o sorosiano, ipotesi sposata da alcuni compagni che cominciano a vedere nell’emigrazione un piano studiato per cambiare il volto della società, CREANDO UN ESERCITO DI RISERVA di manodopera a basso costo in concorrenza con la classe operaia.
Risulta evidente però che ha molte implicazioni, a cominciare da quelle economiche e politiche, oltre a quelle culturali, sociali e religiose. Spesso esistono anche problemi di convivenza e di usi e costumi a cui non siamo abituati e a cui non sono abituati loro.
E’ quindi importante cercare di comprendere a cosa sia dovuto il fenomeno.
Comprendendone le cause sarà più semplice chiarire se è davvero un piano preordinato e incoraggiato se non creato, o se dipende da altri fattori. Ancora più importante è che conoscendone le cause ed analizzandole, sarà possibile contrastare le politiche che sono alla base del fenomeno.
Prima di cominciare a parlare del tema in questione, affermo senza ombra di dubbio che molta stampa e varie forze politiche lo utilizzano per scopi che vanno dalla propaganda al condizionamento ideologico, tramite un vero e proprio lavaggio del cervello che purtroppo fa breccia anche nelle nostre fila, (e basta leggere molti commenti di compagni che senza rendersene conto utilizzano gli stessi argomenti classisti) per volgere a loro favore l’opinione pubblica, spesso manipolando fatti e notizie, e addirittura inventandosene altre che servono a creare odio e rancore verso soggetti che invece sono vittime di una politica di sfruttamento e spoliazione. Questo è il primo e più importante fatto da comprendere per ribaltare la lettura che i fascisti danno del fenomeno, spesso amplificato e che fa leva sui sentimenti più gretti e meschini dell’anima umana. Che sono esattamente l’opposto dei sentimenti di solidarietà, di eguaglianza e di libertà che noi comunisti propagandiamo. E’ anche estremamente importante comprendere che questo consenso che alcuni di noi non contrastano, ma che addirittura cavalcano, permette alla forze reazionarie di avviare politiche classiste, antiproletarie e illiberali, creando un clima rancoroso e di astio che alla fine si rivolgerà proprio contro di noi e la società in generale.
I marxisti leninisti hanno a loro disposizione una prassi e un metodo, il materialismo storico, che consente loro di analizzare in modo scientifico e non solo in modo empirico, qualunque fenomeno di ordine sociale e ideologico per trovarne le cause, intraprendere una politica che contrasti il fine che si prefiggono i fascisti, e offrire soluzioni giuste ed eque per lo sviluppo di una società armonica e solidale.
In questo studio, tengo a precisare che ho utilizzato materiale provenienti da Università e ricerche di esperti universitari, mentre le estrapolazioni e il filo logico che suggeriscono i dati sono frutto di considerazioni mie e che potranno essere arricchite dai vari contributi e dai suggerimenti che i compagni consiglieranno.
Come detto prima, per analizzare questo fenomeno e le sue cause da un punto di vista marxista, è importante un breve excursus storico, che può fornirci una base seria per analizzare il fenomeno.
L’emigrazione, ossia il trasferimento di persone, gruppi o addirittura di interi popoli da un luogo verso un altro, è un fenomeno antico ed ha molteplici ragioni. Le più importanti sono essenzialmente quelle di cercare una migliore condizione di vita e fuggire dalla condizione di un’estrema povertà, dalle carestie, o di sfuggire a persecuzioni dovute a dittature, guerre o addirittura a tentativi di genocidio.
Tralasciando le epoche più antiche, dove le migrazioni avvenivano spesso per conquista di terre più ospitali e ricche, passiamo ad analizzare la vera prima emigrazione di grandi masse di persone e gruppi. Avvenne attraverso la colonizzazione delle Americhe, ma anche verso la colonizzazione di Africa e Asia. Spesso, gli stati che chiameremo imperialisti, forzavano queste emigrazioni per espandere e conquistare nuovi mercati, mandando nelle nuove terre oltre ai loro eserciti, anche gli esclusi, quindi i più poveri, e ricorrendo spesso a galeotti o persone che venivano definite antisociali. Insieme a loro, per agevolare la sottomissione anche culturale dei popoli colonizzati, furono inviati molti “missionari”. Emigrazione che si svolse in due sensi, perché la carenza di manodopera a bassissimo costo, innescò un’altra migrazione forzata: la tratta degli schiavi, che dall’Africa venivano trasferiti soprattutto in America, ma anche in Medio Oriente ed Europa. I dati forniti indicano una prima grande emigrazione di europei verso altri continenti tra i 55 e i 60 milioni tra il 1600 e il 1800. Emigrazione non massiccia dovuta al fatto che i viaggi erano difficili e lenti, molto spesso pericolosi. Dall’Africa invece, gli studi indicano in 11 milioni circa gli africani che venivano imprigionati e trasportati nelle colonie americane, in viaggi che per molti di loro significava la morte, viste le condizioni con cui venivano trasportati. Venduti e spesso marchiati, erano schiavi senza nessun diritto e sottoposti a lavori massacranti soprattutto nelle piantagioni di cotone degli stati del sud. Con l’avvento delle navi a vapore, molto più veloci e sicure, e quindi viaggi più brevi ed economici, una nuova ondata migratoria si riversò dall’Europa verso il continente americano. Dalla metà dell’800 allo scoppio della seconda guerra mondiale, emigrarono circa 60 milioni di europei, di cui circa 16 milioni erano italiani. L’accoglienza che ricevevano era molto simile a quella che la lega vorrebbe riservare agli immigrati attuali. Intrisa di ostilità e razzismo. E gli italiani farebbero bene a non dimenticare. Soprattutto da un punto di vista politico, le destre americane vedevano negli emigranti un pericolo che avrebbe potuto sovvertire la loro società classista e imperialista. Il caso di Sacco e Vanzetti è uno degli esempi più eclatanti di questa politica razzista e delinquenziale.
Da queste prime osservazioni, possiamo facilmente dedurre che il motivo dominante di queste migrazioni di massa è stato il colonialismo, ovvero l’impossessarsi di un paese sia per impadronirsi delle sue ricchezze, sia per aprire nuovi sbocchi commerciali e finanziari, sia per motivi strategico militari per il controllo dei mercati. Altro e importante motivo è che le nazioni imperialiste si trovavano spesso in concorrenza tra loro e quindi era indispensabile controllare anche militarmente le rotte commerciali e i paesi colonizzati. In definitiva era l’affermazione di quello che noi marxisti definiamo IMPERIALISMO.
Il secondo motivo di queste ondate migratorie, è in parte dipendente dal primo. Perché spesso il colonialismo ha sostituito le popolazioni autoctone( costringendole alla fuga o perseguitandole) con i suoi cittadini più poveri o anche con stranieri che non avessero alcun legame con i territori conquistati con la forza. Inoltre i coloni servivano all’imperialismo per meglio controllare e dominare il paese conquistato. La speranza di una vita migliore, accompagnata spesso dal miraggio di arricchimento, ha rappresentato un altro motivo che spingeva milioni di persone a lasciare le loro case , le loro famiglie, il luogo in cui erano nati, per recarsi in paesi stranieri che spesso li accoglievano con diffidenza e ostilità. Resta a se stante l’immigrazione forzata di uomini e donne, soprattutto africani, che sono stati trasportati a forza in altri paesi dove erano ridotti nella condizione di schiavi, per costituire una manodopera a basso costo. Vorrei accennare anche ad una migrazione particolare: quella degli ebrei che sfuggivano alle persecuzioni che si scatenarono contro di loro cominciata dalla Russia zarista dopo la prima fallita rivoluzione del 1905, poi da quella polacca e nazista degli anni 30-40. Mentre molti di loro cercarono rifugio soprattutto negli Usa, altri si recarono in Palestina. Quelli che si recarono in Palestina erano in realtà gli ebrei sionisti, dei colonizzatori aiutati dall’Inghilterra per impadronirsi di quel territorio sostituendone gli abitanti, che furono oggetto di un vero e proprio tentato genocidio. Come accadde negli Stati Uniti tra il XVIII e il XIX secolo.
Dopo la seconda guerra mondiale, con le lotte di indipendenza di molti paesi ex coloniali, il flusso migratorio si è molto attenuato proprio perché il sogno dell’indipendenza, accompagnato dal sogno di avere di nuovo tra le mani il proprio destino, ha ridato speranza di una vita migliore ai tanti popoli espropriati delle loro ricchezze e della loro libertà. Flusso che però è ripreso negli anni 60. Spicca tra l’altro, oltre all’emigrazione in altri paesi, una migrazione interna che in quegli anni investi l’Italia.In meno di 5 anni, tra il 1958 e il 1963, circa 1,5 milioni di italiani emigrarono dal sud verso il triangolo industriale Torino – Milano – Genova. E anche all’epoca gli emigranti venivano accolti con ostilità e razzismo nonostante fossero italiani. Non era un’eccezione trovare cartelli dove si affermava che “non si affitta ai meridionali”. A Torino come a Milano, il problema abitativo, dovuto ad un’enorme massa di giovani, soprattutto maschi, colse impreparate le città del nord. Fuori città, dove gli affitti costavano di meno e dove cominciò presto un’enorme corsa all’edilizia, si crearono le famose “coree” che significavano disordine di accostamento, assurdità urbanistica, cumulo di errori edili, promiscuità di ogni tipo, speculazione incontrollabile. A volte, e ho vissuto in prima persona questa esperienza, una piccola stanza veniva affittata anche a 4 persone che dovevano dividersi uno spazio ristrettissimo. Emblematico è il caso di Cinisello Balsamo, comune a pochi Km da Milano, che ebbe una crescita demografica di oltre il 151%, Da circa 15.000 abitanti si arrivò a quasi 80.000 in un decennio. I nuovi emigrati, spesso con mansioni più umili rispetto agli operai del nord, dovuto anche al fatto che erano meno abituati ad un lavoro in fabbrica, furono però il nucleo di una nuova classe operaia, che saldandosi con quella già presente, diede luogo a lotte che culminarono nel 1968, il famoso “autunno caldo”.
In quegli anni ripresero anche le emigrazioni in senso inverso. Non erano più gli europei che emigravano verso altri paesi, ma soprattutto dalla Turchia e dal Nord Africa, in paesi dove non c’era stata una lotta anticoloniale, (fattore su cui riflettere), ricominciò un nuovo flusso migratorio, anche se non in modo massiccio. Soprattutto da Marocco e Tunisia, mentre molti turchi si stabilirono soprattutto in Germania..
Una nuova fase si è aperta con la caduta del muro e la disgregazione della ex Jugoslavia.
Le peggiorate condizioni di vita, il fatto che il nuovo tipo di società capitalistica non fosse il paradiso in terra come la propaganda occidentale descriveva, spinsero molti uomini e donne a emigrare dall’Est verso l’Ovest. Cominciarono i polacchi, che anche grazie al pontificato di Wojtyla, si riversarono in Italia seguiti da romeni, moldavi, albanesi, ucraini , russi, sloveni e croati. Per questi immigrati, forse perché servivano al capitale, non ci furono molti episodi di razzismo fino a che la loro integrazione non divenne un problema. Altro fattore che spessissimo viene sottovalutato è il razzismo di genere. Forse perché oggetto sessuale, o perché si trattava di ragazze attirate in trappola con la promessa di un lavoro e con la forza avviate alla prostituzione, unito al fatto che molte donne svolgevano lavori come le colf o le badanti, il razzismo nei loro confronti è molto più attenuato rispetto a quello di tipo maschile.
E infine arriviamo al nostro tempo, dove è diminuita di molto l’emigrazione da Est verso Ovest,ed è ricominciato un flusso di immigrati che dall’Africa sub sahariana si sta riversando in Europa. E le ragioni sono sempre e in larghissima parte del colonialismo economico e della politica di rapina del mondo occidentale.
Occorre tener presente che lo scontro politico tra Europa e USA, una vera e propria guerra commerciale iniziata da Trump, oggi non passa più attraverso i partiti e non si ferma ai confini dell’Italia. L’immigrazione, il razzismo, la guerra in Ucraina provocata dal golpe pilotato dagli Usa, alimentano un’ondata di destra che investe tutta l’Europa.
Stanno rinascendo i nuovi nazionalismi che si ispirano al modello ungherese, I migranti, le guerre in Africa, sono le nuove vie in cui si incanalano oggi i termini del dominio imperialista, del controllo e del potere del mondo. Ed è compito dei comunisti chiarire i veri problemi legati a questi temi. La conoscenza e l’analisi marxista che se ne può trarre, saranno un importante contributo per determinare la linea politica da adottare.
Passiamo quindi ad analizzare le ragioni che sono alla base del fenomeno migratorio. attuale. Ricordandoci sempre che lo scopo dell’imperialismo è di controllare il mondo, attraverso il divide et impera, ( lo abbiamo constatato nei Balcani, in Afghanistan, in Libia, in Iraq, in Ucraina, in Siria), per meglio dominare, sfruttare e riempire le tasche di pochi individui ai vertici della piramide sociale.
Dopo l’attenuazione del flusso migratorio di uomini e donne che dall’Est europeo si riversarono all’Ovest, – diminuzione che però non ha fatto cessare il fenomeno dato che con l’ingresso nell’Unione Europea di otto paesi nel 2004 ,Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria, e poi di altri due, Romania e Bulgaria, nel 2007- è molto più semplice emigrare visto che gli emigranti provenienti da questi paesi sono considerati cittadini europei. Oggi, stiamo assistendo ad un’altra ondata migratoria, soprattutto dall’Africa sub sahariana. Ondata migratoria che in realtà viene esageratamente amplificata per motivi facilmente comprensibili. Guardando alle cifre reali dell’emigrazione dagli ex paesi dell’Est, africana e medio orientale, studi basati su dati ufficiali ci mostrano che la liberalizzazione del mercato del lavoro in Inghilterra e Irlanda ha di fatto indirizzato oltre il 60% dei lavoratori stranieri in questi due paesi, Nell’Europa pre EU- 15, quando erano solo 8 i paesi aderenti alla UE, la Germania e l’Austria erano i paesi dove si dirigevano gli emigranti provenienti da Est. Con l’allargamento a 15 paesi, e le misure adottate in Inghilterra e Irlanda, addirittura il 49,6% degli stranieri scelse l’UK mentre un’ altra parte consistente, il 12,2%,scelse l’Irlanda. Invece per quello che riguarda, gli emigranti dalla Romania, quasi tutti si riversarono, soprattutto per problemi linguistici in Italia e Spagna.
Un altro fenomeno da tenere presente è il genere dei migranti. Mentre prima si trattava soprattutto di uomini, la percentuale di genere cambiò. Le donne divennero molto più numerose e una percentuale importante tra gli emigranti. Nonostante la crisi economica, molti immigrati provenienti dalla Romania continuano a scegliere il nostro paese come meta di emigrazione. Prima di passare alle cifre totali dei flussi migratori che si stanno verificando in tutto il mondo, e parlando di amplificazione del fenomeno, le cifre riportate da uno studio dell’Università Politecnica delle Marche effettuato da Giulia Bettin e Eralba Cela, ci dice le percentuali dell’afflusso degli immigrati nei vari paesi europei. Non riporto tutta la tabella, ma è evidentissimo che gli ex paesi dell’est che oggi sono diventai europei attraggono percentuali minime di emigranti, mentre la quota maggiore spetta al Lussemburgo con addirittura il 39,1% seguito da Cipro con il 27,1% . L’Italia si trova all’undicesimo posto con  6,4 immigrati ogni 1000 abitanti e il 6,9% della totalità degli immigrati.
Vediamo adesso le ragioni che spingono milioni di uomini a lasciare ad emigrare. Credo sia chiaro che il flusso Est- Ovest sia quasi esclusivamente di natura economica. L’avvento del capitalismo ha di fatto impoverito di molto la stragrande maggioranza degli abitanti di questi paesi, mentre una ristrettissima cerchia di oligarchi si è impadronita di tutte le ricchezze che prima appartenevano allo stato. E’ completamente crollato il welfare ed è aumentato di moltissimo lo sfruttamento.
E passiamo al problema dell’emigrazione africana e medio orientale verso l’Europa.
Prime considerazioni. Quanti sanno che in Giordania, a seguito delle guerre in Irak, Siria e golpe in Egitto, ci sono 1,3 milioni di emigrati? Di fronte a 900.000 che sono arrivati in tutta Europa nello stesso periodo. E la Giordania è molto più piccola dell’Europa e con risorse infinitamente minori. E quanti sono quelli in Libano fuggiti dalla Siria dalle zone occupate dall’Isis? Si tratta addirittura di 1,3 milioni di siriani che vivono ammassati in campi profughi dove manca di tutto. E il Libano aveva una popolazione di 4,4 milioni di abitanti ed è un paese più piccolo di una regione italiana. Quindi la sua popolazione è cresciuta più di un terzo e esistono gravissime situazioni di povertà estrema. Che possono innescare una nuova guerra civile. E quanti africani sono fuggiti dai loro paesi recandosi in altri paesi africani? L’ONU stima in 21 milioni (VENTUNO MILIONI) gli emigrati africani che sono fuggiti dalle loro terre in seguito a guerre e massacri, rifugiandosi in altri paesi del continente. E qualcuno sa che, sempre secondo le stime dell’ONU, sono 19 milioni gli africani che devono abbandonare i loro paesi per cause ambientali? In realtà sono due i fattori principali , insieme ad altri che però che incidono molto meno. Iniziamo dal fattore che innesca tutti gli altri. Si tratta della deforestazione. E qui scopriamo la prima magagna quasi tutta italiana. Anche se guadagnarci di più sono i francesi. Ogni anno 60 milioni di metri cubi di legname vengono tagliati illegalmente. La foresta africana ha perso 52 milioni di ettari in cinque anni, e l’Italia è il primo importatore di legnami dal continente seguito dalla Francia. Un giro d’affari stimato intorno ai 150 miliardi di dollari. Gestito quasi completamente dalla criminalità organizzata. Soprattutto quella calabrese. E con il traffico di legname si sovvenzionano le vendite di armi. Navi cariche di legname liberiano, proveniente da aziende che commerciano in armi, attraccavano indisturbate al porto di Ravenna o di Genova. Lo documentarono gli attivisti di Greenpeace. Chi c’era dietro? Facevano parte del piano Kalergi? O quello di Soros? Che con la desertificazione e le carestie dovute ad essa hanno provocato l’ esodo di milioni di persone? O non piuttosto l’avidità e il guadagno illecito di tanti padroncini oltre che della criminalità organizzata i quali utilizzano l’emigrazione per il loro arricchimento? Si va dallo schiavismo alla prostituzione,dal caporalato o alla vendita di organi umani che servono per trapianti, al business sull’accoglienza.
Nel continente africano si contano almeno 17 milioni di migranti. Se la maggior parte vive tranquillamente nei paesi che li ospitano, le situazioni di rifiuto sono frequenti. Come accadeva nel nord Italia all’arrivo dei meridionali. E cosa dire dei paesi africani ed europei che per bloccare l’immigrazione adottarono misure inumane.? Qualcuno ricorda quello accaduto nel Maghreb nei confronti dei sub sahariani in partenza per l’Europa? Furono allontanati tutti verso il deserto marocchino praticamente senza cibo e senza acqua. La loro colpa fu di aver cercato rifugio nelle enclave spagnole di Melilla e Ceuta. I cui abitanti, polizia spagnola in testa, li deportarono nel deserto abbandonandoli nonostante tra essi ci fossero molte donne e bambini. La popolazione africana è la più mobile del mondo. Guerre, povertà, carestie, siccità, spingono le popolazioni di molti paesi a fuggire dai loro paesi recandosi in altri paesi africani. L’immagine di una Europa “fortezza assediata” sarebbe fortemente ridimensionata, se solo si facesse attenzione ai dati numerici.
Riguardo ai flussi migratori verso l’Europa il caso dell’Africa è emblematico. Essa è ricchissima di materie prime: oro, platino, diamanti, uranio, coltan, rame, petrolio, gas naturale, legname pregiato, cacao, caffè e molte altre. Queste risorse, sfruttate dal vecchio colonialismo europeo con metodi di tipo schiavistico, vengono oggi sfruttate dal neocolonialismo europeo facendo leva su élite africane al potere,o su gruppi di mercenari che innescano guerriglie destabilizzanti per impadronirsi delle ricchezze. I casi della Nigeria o della Sierra Leone sono lampanti. Questi due paesi in particolare saranno oggetto di un altro articolo. Con manodopera locale a basso costo e controllo dei mercati interni e internazionali, oltre cento compagnie quotate alla Borsa di Londra, britanniche e altre, sfruttano in 37 paesi dell’Africa subsahariana risorse minerarie del valore di oltre 1000 miliardi di dollari.
La Francia controlla il sistema monetario di 14 ex colonie africane attraverso il Franco CFA acronimo di «Comunità Finanziaria Africana»: per mantenere la parità con l’euro, i 14 paesi africani devono versare al Tesoro francese metà delle loro riserve valutarie! Il colonnello Gheddafi , che voleva creare una moneta africana autonoma, è stato assassinato con la guerra nel 2011. In Costa d’Avorio (area CFA), società francesi controllano il grosso della commercializzazione del cacao, di cui il paese è primo produttore mondiale: ai piccoli coltivatori resta appena il 5% del valore del prodotto finale, tanto che la maggior parte vive in povertà. Figuriamoci quelli che lavorano per loro in condizioni subumane. Questi sono solo alcuni esempi dello sfruttamento neocoloniale del continente. L’Africa, presentata come dipendente dall’aiuto estero, fornisce all’estero un pagamento netto annuo di circa 58 miliardi di dollari. Le conseguenze sociali sono devastanti.
Nell’Africa subsahariana, la cui popolazione supera il miliardo ed è composta per il 60% da bambini e giovani di età compresa tra 0 e 24 anni, circa i due terzi degli abitanti vivono in povertà e, tra questi, circa il 40% – cioè 400 milioni – in condizioni di povertà estrema. La mortalità infantile è altissima e la vita media è stimata in 58 anni. La «crisi dei migranti» è in realtà la crisi di un sistema economico e sociale insostenibile. Oltre alla deforestazione e alla dipendenza monetaria, di cui i principali beneficiari sono : Francia , USA, UK, Belgio, altri fattori incidono sulle economie locali. Esiste, ad esempio, un legame tra l’emigrazione e il forte impoverimento delle risorse ittiche dell’Africa occidentale, provocato dalla pesca selvaggia operata dalle flotte pescherecce di Paesi dell’Unione Europea, soprattutto italiane e spagnole, dell’Asia, Giappone in testa, e della Russia lungo i litorali africani. Questa attività, spesso di frodo, impoverisce l’economia locale, più di un terzo della quale è basata sulla pesca e sulla sua filiera. Di conseguenza i pescatori locali non riescono più a guadagnare abbastanza per vivere con la loro attività, e mentre una parte ha cercato di emigrare, altri si sono improvvisati scafisti di esseri umani. Con le loro barche trasportano uomini, donne e bambini verso le Isole Canarie (territorio spagnolo) prima tappa per l’ingresso in altri Paesi dell’Unione Europea. Lo riferisce l’International Herald Tribune. Il quotidiano riporta le statistiche delle Nazioni Unite, secondo le quali l’anno scorso 31 mila persone hanno cercato di raggiungere le Isole Canarie dalle coste dell’Africa occidentale, con piccole imbarcazioni. Più di 6 mila persone sono morte nella traversata. Nessuno ne ha parlato. Molte licenze di pesca, a prezzi stracciati, sono state ottenute tramite le solite mazzette a funzionari o uomini di governo di questi paesi. La risposta all’IHT di alcuni responsabili ribattono alle accuse affermando che i governi africani hanno venduto con troppa disinvoltura le licenze di pesca nelle loro acque e non esercitano un adeguato controllo sui pescatori di frodo!Come se non fossero loro quelli che sono forniti di pescherecci modernissimi con sonar per l’individuazione dei branchi di pesci e non usassero la pesca a strascico o reti lunghe decine di km.
Altra immigrazione, questa di genere femminile, riguarda la prostituzione, gestita tutta dalla criminalità organizzata. Anche dove è legale, i profitti sono enormi. Praticamente tutti i bordelli nei paesi in cui la prostituzione è legale, sono gestiti da papponi legati alla tratta delle schiave. Inizialmente, dopo la caduta del muro e approfittando del desiderio di molte giovani donne di trasferirsi nell’ eldorado occidentale, moltissime ragazze, spesso giovanissime, polacche, ucraine, moldave, lettoni,estoni, lituane, rumene, venivano attratte con la promessa di un lavoro o di un matrimonio in Italia o altri paesi UE, soprattutto Germania, dove erano ridotte praticamente in schiavitù e avviate alla prostituzione. Inizialmente tale tratta fu gestita da albanesi, soprattutto nella regione veneta. Che costituiva uno snodo importante e da dove potevano essere avviate anche in altre regioni. Era una prostituzione nascosta, che spesso non si svolgeva nelle strade ma in luoghi chiusi. Diventava una prostituzione invisibile, quella che non si vede, e che proprio per questo veniva operata in modo anche violento, con l’assassinio di ragazze che cercavano di sfuggirne. Inoltre, svolgendosi al chiuso, le pratiche sessuali erano spesso violente o di quelle che non si esaurivano con un semplice amplesso. Questo tipo di prostituzione rendeva profitti elevatissimi, e presto gli albanesi furono integrati o sostituiti dalla criminalità italiana. Dopo una prima fase, con l’ingresso a pieno titolo di paesi dell’Est nell’EU, il numero di ragazze rese schiave è raddoppiato. Cosi come si è allargato il bacino da cui provenivano le ragazze. Albania, paesi della ex Jugoslavia, Armenia, Bielorussia, rep Ceca, rep. Slovacca. E altri già citati sopra. Successivamente, cominciando dal Senegal, sono state portate in Italia e tutta Europa, facendole transitare dai Balcani, ragazze ivoriane, che in seguito alla guerra civile in Costa d’Avorio si erano rifugiate in Senegal. Il mercato al chiuso cercava ragazze sempre più giovani e soprattutto facilmente ricattabili. Dopo il Senegal sono stati altri paesi, come la Nigeria, il Ghana, il Cameroun, la Somalia , l’Eritrea. a fornire il mercato di nuove schiave. Unite a ragazze dell’America latina. Spesso anche esse di colore. Brasile, Colombia, Santo Domingo e le zone caraibiche sono stati i paesi maggiormente coinvolti. Purtroppo, svolgendosi quasi tutto al chiuso, il numero di ragazze ridotte in schiavitù non è facilmente verificabile.
Nella prossima e ultima parte dell’articolo, vedremo quali sono le cause delle guerre e dell’impoverimento dei paesi africani e soprattutto i paesi e le società implicate.
Prima di continuare a parlare delle cause dell’emigrazione e dei numeri ad essa legati, conviene parlare di un fattore che altera la realtà svelata dalle cifre, creandone una lontanissima dal vero. Si tratta della PERCEZIONE che si ha del fenomeno. Percezione che non riguarda solo il numero dei migranti, ma anche e soprattutto la loro figura. Per moltissimi, i migranti sono simili ai personaggi di un famoso film di Scola : “Brutti, sporchi e cattivi”. Cosi sempre più spesso sui social assistiamo agli indignati commenti sul caso del ragazzo nero che vagava nudo per le strade (aveva una commozione cerebrale e non mangiava da alcuni giorni) o al ragazzo nigeriano che faceva il bagno nudo come si usa in Nigeria,oppure a fatti di cronaca nera che vedono persone di colore accusate di qualche crimine commesso. In Italia, grazie alla continua e martellante campagna di stampo denigratorio ,oltre che dal complottismo galoppante (Piano Kalergi, Soros), la percezione che si ha del fenomeno è del 351%. Una cifra lontanissima dalla realtà. Che in paesi europei guidati dalla destra, è addirittura molto più elevata.In Romania, Bulgaria , Polonia e soprattutto nell’Ungheria di Orban, la percentuale stimata di immigrati è oltre otto volte maggiore cioè l’800% rispetto alla cifra reale e in Slovacchia è quasi del 1400% volte la cifra reale (Eurostat).Uno degli effetti che non è assolutamente secondario anche rispetto alla conquista di un elettorato sempre più razzista, è il clima di paura e di insicurezza che si vuole trasmettere. L’osservazione è che l’insicurezza economica, la paura di un futuro incerto e precario, lo spettro della disoccupazione, viene interamente dirottato sulla figura dell’immigrato. Con l’immigrazione che diventa il principale motivo per il sempre maggior impoverimento di larga parte della popolazione. La globalizzazione, la delocalizzazione, il tasso di profitto sempre più elevato, e la concentrazione di ricchezza in pochissime mani, perdono ogni significato. La propaganda di Salvini o Di Maio, PRIMA GLI ITALIANI, è che l’immigrato è considerato come colui che sottrae lavoro agli italiani e soprattutto ricchezza (i 35 euro al giorno) che potrebbe essere investita in altro modo. E questo genera l’odio verso lo straniero, percepito come elemento di destabilizzazione, come invasore, nemico e quasi causa di gran parte dei mali degli Italiani.In realtà il grado di insicurezza e paura è funzionale anche ad un altro scopo. Negli Usa, uno dei principali obiettivi dell’attacco alle torri gemelle non era solo creare un nuovo nemico, il terrorismo islamico, ma anche il controllo sociale e politico attraverso i Patriot acts. In Italia sarà la richiesta dell’uomo forte, un dux come già molti invocano, accompagnato da un maggior controllo sociale e repressione anti comunista (i comunisti visti come difensori dei diritti degli immigrati). Nella trappola mediatica molti che si dichiarano a parole comunisti, si sono uniti al coro parlando di un fantomatico Piano Soros, che tenderebbe ad invadere l’Italia per creare una riserva di manodopera per indebolire ancora di più la classe operaia. Esistono già segnali sempre più forti in questo senso. Un fattore di cui non si parla mai, né sui social né sui media, è che dietro la scusa di contrasto alle emigrazioni, “contro la tratta di esseri umani” è in atto un’operazione prettamente militare denominata EuNavforMed. Una flotta composta dalla portaerei Cavour, dalla inglese Enterprise e dalle tedesche Werra e Schleswig-Holstein.,oltre a due sottomarini, due droni, tre elicotteri e un “migliaio” di soldati per tentare di bloccare la partenza dei migranti dalla Libia. L’operazione sarebbe volta a “dispiegare le forze e raccogliere informazioni sul modus operandi dei trafficanti e contrabbandieri di esseri umani”. Come facciano una portaerei, tre navi da guerra, due sottomarini e tutti gli altri a raccogliere informazioni e modus operandi è un mistero glorioso.
Veniamo adesso alle cause di questo fenomeno. Anche se molte sono già state dette.
Vorrei cominciare con una storia che negli anni 70 del 1900, suscitò una grande ondata di commozione nell’opinione pubblica, coinvolgendo personaggi pubblici, attori, politici, scrittori, cantanti. Si trattava del Biafra, dove alcuni quotidiani e riviste occidentali pubblicarono foto e documentari che mostravano uomini ridotti a scheletri viventi, unitamente alle foto di alcuni bambini con il viso che mostrava praticamente quasi un teschio con gli occhi che sembravano enormi, braccia e gambe di una magrezza impressionante e la pancia gonfia. Effetti di una denutrizione ormai irreversibile e dall’esito mortale. Il Biafra è una regione nigeriana che si trova nel sud del paese. Abitata dall’etnia degli Igbo di religione cristiana. La Nigeria è forse uno dei paesi africani più ricchi di risorse e faceva gola a molti. All’epoca la decolonizzazione non si era conclusa del tutto, anche se paesi come l’Algeria la Libia e lo stesso Egitto avevano raggiunto l’indipendenza. Gli appetiti neocoloniali si rivolsero alla Nigeria. Un terreno fertile per provocare divisioni visto le etnie e le religioni differenti presenti nel paese. Ma soprattutto un paese ricchissimo di petrolio e materie prime. E contando su ambizioni e smania di ricchezza di qualche personaggio, sempre presente in questi casi, si puntò prima ad un colpo di Stato della minoranza cristiana, gli Igbo, con quella che fu l’antesignano motivo usato nelle rivoluzioni arancioni. L’accusa di brogli elettorali e la presa del potere da parte di Johnson Ironsi, un generale che si autoproclamò Presidente della Nigera in seguito ad un golpe. Dato che gli Igbo erano in minoranza nella zona settentrionale del paese, seguì un contro golpe da parte delle altre due etnie, gli Yoruba e gli Haussa. Cominciò una guerra civile che alla fine portò ad una secessione della parte meridionale della Nigeria, abitata soprattutto degli Igbo. Regione ricchissima di petrolio e di materie prime. Il Biafra. In realtà, dietro quella che potrebbe sembrare una guerra etnica tribale, c’erano interessi economici che facevano gola. Dietro il golpe e dietro la dichiarata secessione si erano schierati: Benin, Israele, Sudafrica (Mandela era in prigione), Rhodesia, Francia, Portogallo. L’aiuto del Portogallo fu cruciale per la sopravvivenza della repubblica. L’allora colonia portoghese di São Tomé e Príncipe divenne un centro di raccolta degli aiuti “umanitari”. Soprattutto armi e mercenari. La moneta ufficiale del Biafra veniva stampata a Lisbona, mentre Rhodesia Sudafrica e Francia fornirono assistenza militare sia diretta che arruolando mercenari. Dall’altra parte, a sostegno della repubblica nigeriana si schierarono la RAU ( Egitto, Libia, Siria), l’Inghilterra, l’URSS, la Repubblica Popolare Cinese, l’Algeria e il Ciad. Questo coinvolgimento e questi schieramenti, illustrano benissimo di che si trattava. La guerra, la carestia,la mancanza di cibo e cure mediche, provocarono oltre 3 milioni di morti. In Occidente, tutta l’opinione pubblica, influenzata e manipolata, si schierò dalla parte dei secessionisti.
Dopo la fine della guerra, con la sconfitta bruciante dei paesi sostenitori della secessione, sono intervenuti direttamente gli Usa, che all’epoca, vedendo coinvolti alcuni dei suoi alleati su sponde opposte si erano tenuti fuori. D’altra parte lo scenario è cambiato, con la sempre maggiore presenza della Cina nel continente africano.”Contrastare l’influenza cinese e controllare i luoghi strategici e le risorse naturali, comprese le riserve petrolifere nigeriane” Questa affermazione è stata confermata già da più di otto anni dal Dipartimento di Stato statunitense. Oltre 10 anni fa il consigliere del dipartimento di Stato USA J. Peter Pham fece riferimento agli obiettivi strategici di un nuovo corpo capitanato dagli Usa e denominato AFRICOM: “Proteggere l’accesso agli idrocarburi e ad altre abbondanti risorse strategiche africane, un compito che consiste nel proteggere la vulnerabilità di queste ricchezze naturali e assicurare che soggetti terzi come la Cina, l’India, il Giappone o la Russia non conquistino il monopolio o trattamenti di favore”. Come al solito, per poter intervenire bisogna creare un buon motivo e soprattutto un “nemico” Stessa operazione fatta con l’Isis e che coinvolge gli stessi protagonisti. Dopo la guerra civile, la Nigeria esercita la sua influenza nella regione grazie alla leadership del Gruppo di Controllo della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOMOG), un esercito formato da soldati di vari Paesi africani e organizzato dalla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale. Le potenze occidentali, e in primo luogo gli Stati Uniti, ovviamente non sono disposti a lasciare che gli africani dispongano di un esercito multinazionale nel quale non siano loro stesse a svolgere il ruolo principale. Secondo documenti segreti che Wikileaks ha pubblicato, l’ambasciata statunitense in Nigeria costituisce:“Una base operativa per azioni sovversive di grande portata e di grandi dimensioni contro la Nigeria, specialmente per l’ascolto delle comunicazioni del Governo nigeriano, lo spionaggio finanziario di importanti personaggi nigeriani, il sostegno e il finanziamento di gruppi sovversivi (Boko Haram) insorgenti e di propaganda per la discordia tra differenti gruppi nigeriani e l’uso del ricatto relativo ai visti con l’obiettivo di obbligare e indurre i nigeriani di alto livello ad agire in favore degli USA” . Boko Haram, gruppo integralista islamico, ha provocato decine di migliaia di morti, attacchi terroristici a caso, spesso contro parte della popolazione islamica per poi accusare il governo centrale (tattica utilizzata anche in Ucraina e in Kosovo) e coinvolgendo in una guerra di stampo terroristico gli stati confinanti. Sempre Wikileaks ci informa della strategia di Usa, Francia,Inghilterra, Israele e Arabia saudita che è divisa in varie fasi:
Fase 1 : L’obiettivo è quello di esacerbare le tensioni e i sospetti reciproci tra gli adepti alle due religioni prevalenti in Nigeria e spingerli alla violenza interreligiosa.
Fase 2: Azioni terroristiche che colpiscano e indignino l’opinione pubblica, da imputare alla forza contro cui si vuole intervenire.
Fase 3 Internazionalizzazione della crisi
USA, l’Unione Europea e le Nazioni Unite chiederanno la fine della violenza Per creare l’effetto si produrrà sui media internazionali un’importante copertura della crisi in Nigeria con alcuni “esperti” che discuteranno sulle sue ramificazioni. Detti esperti si sforzeranno di creare l’impressione che solo mediante l’intervento straniero potrebbe risolversi questa crisi.
Fase 4: La grande divisione sulla base di un mandato dell’ONU
Si proporrà in primo luogo l’intervento di una forza internazionale di pace con l’obiettivo di separare gruppi belligeranti e/o un mandato dell’ONU assegnerà diverse aree della Nigeria alle potenze occupanti. Di seguito gli USA e i loro alleati, guidati dai loro esclusivi interessi economici, avranno discusso previamente dietro le quinte le zone da occupare.
E’ accaduto così anche in Costa d’Avorio. Dopo la presunta indipendenza, i governi che si sono succeduti sono sempre stati filo francesi e pronti a pagare quella che tutt’oggi si chiama tassa coloniale. La scintilla che ha innescato la guerra civile che ha devastato il Paese è stata, come sempre, una scintilla di discriminazione razziale. Innescata di proposito in base al piano prima sopracitato. Il problema era che il nuovo presidente Laurent Gbagbo non era per nulla gradito all’Eliseo. Troppo nazionalista e con venature marxiste. Nel corso dei decenni, moltissimi malesi e burkinabè si sono spostati nei territori del nord ivoriano alla ricerca di maggiore stabilità e nuove fonti di reddito. Si trattava di gente che scappava alla miseria, alla guerra e alla fame, non di grandi possidenti o promettenti imprenditori. E, negli anni, il tessuto sociale del nord si è lentamente modificato. Fino al momento in cui qualcuno non ha pensato bene di immaginare una “razza pura ivoriana”, più o meno come da noi in Europa si immaginò la razza pura ariana e in Rwanda la dicotomia Tutsi – Hutu. Contro l’”invasione” si organizzò una sorte di Lega Nord ivoriana. Rifornita di armi e addestrata militarmente da israeliani e francesi. La guidava quello che è l’attuale presidente, Alassane Ouattara. Amico personale di Sarkozy e filo occidentale, Ouattara era già stato consigliere speciale del direttore generale del Fondo Monetario Internazionale. Tralascio la farsa delle elezioni, con brogli giganteschi e con i due contendenti che si dichiaravano vincitori. Il risultato è che ci furono due presidenti. I rappresentanti della Comunità europea e il segretario dell’Onu riconoscono Ouattara come nuovo presidente e Nicolas Sarkozy invita Gbagbo a lasciare il potere. La risposta fu la ripresa della guerra civile. Il presidente riconosciuto dall’EU Ouattara fu blindato all’interno dell’Hotel du Golf, presidiato dalla gendarmerie francese e da 900 caschi blu dell’Onu; il secondo, quello di Gbagbo, pronto ad assaltare. Inutile dire che la presenza di 5.000 militari Onu, inclusi uno Stato Maggiore con due generali e 50 colonnelli, servivano alla causa di Ouattara e rifornivano costantemente i ribelli con armi e munizioni. Furono cannoneggiati dall’esercito quattro volte, e i media occidentali scrissero che erano state attaccate le “forze di pace”.
Tutto si svolse esattamente e punto per punto come quello accaduto in Nigeria. Come le fasi prima descritte indicavano.
Questo è accaduto praticamente in quasi tutti i paesi africani, tranne che in Sierra Leone, ricchissimo di giacimenti diamantiferi. A spartirsi il bottino, e spesso in guerra anche tra loro attraverso gruppi di mercenari per impadronirsi di giacimenti ricchissimi, c’erano inglesi, o meglio la famiglia reale inglese attraverso l’MI 5, il Belgio e Israele. In Sierra Leone cominciò la pratica del rapimento di bambini costretti a diventare bambini soldati. Attraverso maltrattamenti fisici, mentali e indottrinamento, venivano drogati e spinti in battaglia dove commettevano crimini terribili. L’estrazione e la ricerca dei diamanti era affidata ad uomini che di fatto erano schiavi, guardati a vista da guardie armate. Venivano scelti gli uomini più robusti dopo che i loro villaggi erano stati distrutti e la maggior parte degli abitanti trucidata. Attraverso l’estrazione illegale di diamanti, in cui erano coinvolte alcune delle società più quotate, Tel Aviv divenne dopo Anversa, la seconda capitale mondiale del traffico di diamanti.
Credo che illustrare tutte le situazioni , i motivi adottati o meglio i pretesti per scatenare guerre civili nella maggior parte dei paesi africani, sia di scarsa utilità. Il fine ultimo è sempre quello: la spoliazione e la rapina di ricchezze che appartengono a quei popoli.
Domenico Di Dato

UN BATTAGLIONE CHE COMBATTEVA PER LIBERARE DUE NAZIONI – Il Battaglione Gramsci in Albania

BG

E’ una storia reale , ed non e’ prodotto di fantasia artistica, una storia che dimostra da una parte la tragedia dei soldati italiani durante la seconda Guerra Mondiale in Albania, e dall’altra parte la loro metamorfosi, da fascisti occupatori si sono incredibilmente trasformati in partigiani liberatori. Storicamente si sa, che l’Albania è stata occupata dal fascismo italiano  dal 7 Aprile 1939 fino al settembre 1943 quando e’ caduto il regime fascista di Benito Mussolini, un’occupazione mai accettata dall’Albania, tanto che esattamente il 7 aprile nostro eroe Mujo Ulqinaku aveva sparato contro gli occupatori con una mitragliatrice. La sparatoria e l’attentato contro il Re d’Italia Vittorio Emanuele III  erano il messaggio significativo  che stavano a dimostrare che il popolo albanese aveva appena iniziato la lotta contro fascismo per la libertà  e la liberazione del paese delle aquile . La nostra lotta partigiana sotto la guida del Partito Comunista d’Albania gradualmente  diventa più organizzata, diventando, di conseguenza, anche una lotta a fianco dei partigiani   degli altri paesi sia quelli dei Balcani sia  quelli Europei. Read More

Presidenziali: No all’imbroglio del voto Macron/Le Pen!

arton93

Il risultato delle elezioni presidenziali si traduce in un aumento dell’indice borsistico CAC 40 [la quotazione continua delle prime 40 società quotate, ndt] del 4%.

Si tratta di un elemento essenziale per comprendere l’esito di queste elezioni: il candidato scelto dalla grande borghesia, il banchiere Emmanuel Macron, messo in orbita dall’incaricato del grande capitale, François Hollande, è arrivato in testa davanti a Marine Le Pen, del Fronte nazionale. Quest’ultima dà voce alla crescente marea ultra-reazionaria nata nell’opinione pubblica, forza di riserva della borghesia e sua massa di manovra.

Dietro a questo risultato, c’è una riconfigurazione complessiva del campo politico: la destra tradizionale (repubblicani e UDI), data per vincente meno di 6 mesi fa, è stata eliminata al primo turno. Il Partito Socialista è crollato. Benoît Hamon, ribelle di quart’ordine, non poteva far credere agli elettori dei sobborghi popolari che avrebbe fatto una politica diversa da Hollande. Tuttavia, sarebbe sbagliato credere che la socialdemocrazia in quanto corrente sia scomparsa: lo dimostrano i buoni risultati ottenuti da Jean-Luc Mélenchon. Read More