La Rivista

Immigrati ed esercito industriale di riserva. Breviario lessicale per sedicenti comunisti e piazzisti improvvisati

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Se è vero che basterebbe una veloce ricerca sul web per diminuire sensibilmente la quantità enorme di inesattezze teoriche che si evincono negli autoreferenziali proclami di molti sedicenti eredi dell’Ottobre, appare altrettanto chiaro che se si sceglie di procedere nell’ elaborazione della linea politica per facili sintesi a priori e conseguenti storpiature della teoria rivoluzionaria, ci si trova inevitabilmente davanti ad una scelta ben precisa che comporta una conseguente immediata decadenza della linea stessa che risulta, se tutto va bene, piegata alla fabbrica del consenso elettorale.

Accade così, per caso, ma non troppo, che sedicenti comunisti da una parte agitino la bandiera dell’ “immigrato lavoratore”, mentre dall’altra lo stesso immigrato venga indicato come parte dell’ “esercito industriale di riserva”, con ciò definito, in maniera tranciante e non articolata, con la modalità del pendolo che oscilla tra il carattere necessariamente stringato di un post e lo spazio estremamente risicato di un tweet, semplicisticamente  come  il  mezzo  attraverso  cui  i  padroni  sottraggono  i  diritti  sociali  ai  lavoratori  del nostro  Paese.
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Deindustrializzazione, lavoro operaio e lotta di classe: appunti per uno studio scientifico contro luoghi comuni e citazioni improprie.

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Gli operai non esistono più”, “La fabbrica e la manifattura sono sparite”, “Siamo di fronte ad un processo di deindustrializzazione dell’economia europea”: dietro questi apparentemente innocui luoghi comuni si nasconde la vittoria culturale della borghesia, molto abile a inoculare disfattismo e falsi miti. A costruire una falsa coscienza appunto.

Ma non è solo la cultura dominante ad agire: le periferie delle nostre città sono piene di fabbriche e officine abbandonate e deserte, negli uffici comunali vengono presentati progetti di riconversione di aree industriali abbandonate. Al posto delle fabbriche, in alcuni casi, vediamo sorgere centri commerciali, musei, centri fitness; nella maggior parte dei casi erbacce e degrado la fanno da padroni.

Invece la verità è ben altra e sono gli stessi strumenti della borghesia a fornirci i dati reali relativi alla struttura produttiva europea, italiana in particolare, e alle caratteristiche della forza – lavoro. Read More

LA NUOVA TRINCEA DELLA BATTAGLIA TEORICA

ADN-ZB/Archiv/ II. Weltkrieg 1939-45 Die Stalingrader Schlacht begann im Juli 1942. In erbitterten, beiderseits verlustreichen Kämpfen wehrte die Rote Armee das weitere Vordringen der faschistischen Truppen ab. Während der sowjetischen Gegenoffensive im November 1942 wurden über 300 000 Mann eingeschlossen. Die Reste dieser Verbände, etwa 91 000 Mann, kapitulierten am 31.3. und 2.2.1943 Rotarmisten bekämpfen vom Dach eines Hauses in Stalingrad den Gegner, Januar 1943

Di Stalin leggiamo nei PRINCIPI DEL LENINISMO (Lezioni tenute all’università Sverdlov) all’inizio del Capitolo III, intitolato “La teoria”:

“… Alcuni credono che il leninismo sia il prevalere della pratica sulla teoria, nel senso che l’essenziale in esso sia la traduzione in atto delle tesi marxiste, l’«applicazione» di queste tesi e che, nei riguardi della teoria, il leninismo sia, secondo loro, abbastanza noncurante. È noto che Plekhanov schernì più volte la «noncuranza» di Lenin per la teoria e specialmente per la filosofia. È noto, d’altra parte, che la teoria non è molto nelle grazie di molti leninisti pratici d’oggigiorno, a causa soprattutto dell’enorme quantità di lavoro pratico cui la situazione li costringe a sobbarcarsi. Devo dichiarare che questa opinione più che strana su Lenin e sul leninismo è completamente falsa e non corrisponde per niente alla realtà, che la tendenza dei pratici a infischiarsi della teoria contraddice a tutto lo spirito del leninismo ed è gravida di seri pericoli per la nostra causa.

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