La Critica

Attacco chimico in Siria: così il giornalismo ha perso la sua sfida

foto-5La notizia nella sua brutalità è questa: circa 60 persone sono state uccise in Siria, e precisamente nella regione di Idlib, a seguito di un bombardamento con armi chimiche. La notizia è stata diffusa dai gruppi di opposizione anti Assad, definiti in modo generico “attivisti”, e rilanciata dall’Osservatorio Siriano per i diritti umani con sede a Londra. Nessun dei soggetti che ha diffuso la notizia attraverso video e foto è una fonte indipendente. Malgrado ciò, con assoluta certezza è stato affermato che i responsabili del bombardamento chimico fossero dapprima i russi e, in un secondo momento, le forze aeree siriane. Questa affermazione, di parte e non verificata da nessuna fonte indipendente, è diventata “la verità”, anzi l’unica verità, e come tale è stata rilanciata a livello mondiale dalle agenzie e da tutti i media.

Il meccanismo perverso dell’informazione – o della disinformazione – ha generato una serie di prese di posizione politiche dalle quali, come è noto, possono discendere scelte molto pericolose per la già precaria situazioni in Siria. Il mostro, come capita sempre in questi casi, è Assad. A nulla sono servite le smentite categoriche dell’esercito siriano che ha chiarito di non essere in possesso di armi chimiche e di non aver “mai usato queste armi, in alcun momento o in alcun posto”, e di non aver intenzione di farlo “mai neanche in futuro”. Read More