L’approccio leninista del KKE sull’imperialismo e la piramide imperialista

Captura-de-pantalla-2010-02-08-a-las-07.41.191.jpg_815427077Contributo scritto del KKE nella 9a Conferenza Internazionale del Partito Comunista Operaio Russo “Lenin e il mondo contemporaneo”

Il KKE ha una ricca esperienza che conferma pienamente la posizione leninista sulla relazione tra imperialismo – come fase suprema del capitalismo – e opportunismo nel movimento operaio, questione che non è legata solo alla Grecia, ma a tutti i paesi capitalisti. Non è una casualità che l’essenza economica dell’imperialismo, che è il monopolio con le sue caratteristiche, è sottovalutata o messa di lato anche dai partiti comunisti che hanno aderito all’opportunismo sia prima o, principalmente, dopo la vittoria della controrivoluzione nei paesi socialisti.

In questo intervento cercheremo di presentare alcune posizioni chiave dell’approccio leninista del KKE sull’imperialismo, che sono particolarmente preziose nella lotta contro l’opportunismo.

1.

Il termine imperialismo è diventato molto di moda recentemente in Europea e in Grecia tra le forze che non lo utilizzavano con frequenza o tanto facilmente negli anni precedenti. Il problema è che l’imperialismo si presenta come qualcosa di differente e distinto dal capitalismo, come un concetto politico separato dalla base economica, una posizione che è stata sostenuta fortemente dal padre dell’opportunismo, Kautsky. Tra l’altro l’opportunismo si dimostra incapace di modernizzarsi, ripete Kautsky, ricorre ad argomenti antiscientifici, si concentra deliberatamente sulla superficie e non sull’essenza. Non è suo interesse e pertanto non può vedere il quadro totale dell’economia capitalista mondiale nelle sue mutue relazioni internazionali. Chi non vuole capire l’essenza economica dell’imperialismo e vedere in questa base la sovrastruttura ideologica e politica, alla fine lo assolve, lo appoggia e semina illusioni tra le masse operaie e popolari che esiste un capitalismo buono e uno cattivo, una gestione borghese buona e una inefficace. In ultima analisi l’opportunismo vuole una società capitalista senza le supposte deviazioni, chiamando deviazioni proprio le leggi dell’economia capitalista e le sue conseguenze. Occulta ai popoli l’essenza di classe della guerra, che critica dal punto di vista morale per le sue conseguenze tragiche. Semina l’illusione che il capitalismo possa garantire la pace se si impongono i principi di uguaglianza e libertà, di comprensione politica tra i paesi capitalisti rivali, se si pongono regole nella competizione inter-capitalista.

2.

L’opportunismo, il riformismo ripete, come se fosse qualcosa di innovativo, la posizione antica, vecchia e antiquata che l’imperialismo si identifica con l’aggressione militare contro un paese, con la politica degli interventi militari, dei blocchi, con lo sforzo di riattivare la vecchia politica coloniale. In Europa gli opportunisti identificano l’imperialismo con la Germania e ciò che essi chiamano visione dogmatica liberista autoritaria. Si considera progressista la politica degli USA sotto l’amministrazione Obama per le parziali differenze con la sua competitrice Germania sulla gestione della crisi, o si considera imperialista solamente in relazione all’America Latina. Si considera progressista ogni intento della classe borghese, per esempio della Francia o dell’Italia, di affrontare la competizione con il capitalismo tedesco. L’opportunismo in Grecia ha come posizione fondamentale che il Paese è sotto occupazione tedesca, che si è trasformato o che si sta trasformando in una colonia ed è saccheggiata dalla signora Merkel e dai creditori. Il nemico principale, a parte la stessa Germania, è la troika dell’Unione Europea, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale, che supervisionano e determinano la gestione del debito estero e interno e del deficit fiscale. Accusano la borghesia del paese e i partiti governativi di essere traditori, anti-patriottici, subordinati e servili alla Germania, ai creditori o ai banchieri. Tuttavia SYRIZA, come nuova forza socialdemocratica, ha preso la responsabilità del governo e non ha nessun problema nel negoziare con la Troika e la Germania e firmare nuovi accordi antipopolari.

3.

Alcune forze utilizzano arbitrariamente la valutazione di Lenin nella sua nota opera “Imperialismo, fase superiore del capitalismo”, che un pugno, un piccolo numero di Stati saccheggiano la grande maggioranza di Stati del mondo. Come conseguenza, l’imperialismo viene identificato con un piccolissimo numero di paesi, che si contano sulle dita di una mano, mentre tutti gli altri paesi sono subordinati, oppressi, sono colonie, paesi occupati a causa della subordinazione alla visione liberista.

Oggi ci sono alcuni paesi che sono al vertice, nelle prime posizioni del sistema imperialista internazionale (illustrato anche con lo schema di una piramide per mostrare i differenti livelli che occupano i paesi capitalisti). Si potrebbe dire anche che sono un pugno di paesi, secondo l’espressione leninista. Ma questo non significa che tutti gli altri paesi capitalisti sono vittime degli stati capitalisti potenti, che la borghesia della maggioranza dei paesi si è sottomessa con la forza, nonostante i suoi interessi generali, che è stata corrotta. Non significa che la lotta dei popoli in Europa deve esser diretta contro la Germania, e che nel continente americano deve orientarsi solamente contro gli Stati Uniti. Non è un caso che gli opportunisti in Grecia presentano Brasile e Argentina come esempi positivi per il superamento della crisi ed esaltano la politica di Obama.

La loro perseveranza nel negare l’esistenza della piramide imperialista, ossia l’esistenza di un sistema imperialista internazionale (parlando solo di un numero molto ridotto di paesi che si possono classificare come imperialisti soprattutto a causa della loro posizione egemonica e della loro capacità di decidere di lanciare una guerra locale o generalizzata), non è per nulla accidentale da parte di certe persone o frutto di una opinione sbagliata: è consapevole. Da questo deriva la loro disposizione ad assumere responsabilità in un governo di gestione borghese, a volte nel nome dell’“uscita della patria dalla crisi”, la “salvezza del popolo dalla crisi umanitaria”, la “restaurazione della sovranità del paese” o anche dello… “sviluppo delle forze produttive attraverso un capitalismo statale”.

Cosicché in pratica alcuni difendono l’esistenza di una tappa tra il capitalismo e il socialismo, col chiaro obiettivo, da un lato, di assicurare che la classe operaia rinunci alla lotta per il potere operaio e, dall’altro lato, di promettere che nel futuro lontano e indefinito il capitalismo si trasformerà pacificamente attraverso riforme e senza sacrifici in socialismo, nel loro “socialismo”, che spesso ammette la coesistenza della proprietà capitalista con alcune forme di autogestione.

4.

La storia ha dimostrato che i monopoli, come conseguenza della concentrazione del capitale, come legge fondamentale della fase attuale del capitalismo, sono una tendenza generale in tutto il mondo che possono coesistere con forme pre-capitaliste dell’economia e della proprietà. L’emergere dei monopoli e il loro sviluppo, espansione e penetrazione non avviene simultaneamente in tutti i paesi, nemmeno in paesi confinanti, ma senza dubbio si produce nella stessa maniera, con l’esportazione di capitali che prevale sull’esportazione di merci. Il sorgere e il rafforzamento dei monopoli, anche se si limita a certi settori a livello nazionale, causa l’anarchia nell’insieme della produzione capitalista. Questo in particolare ha caratterizzato il 20° secolo e, fino ad oggi, lo squilibrio nello sviluppo tra la produzione industriale e agricola, lo squilibrio nello sviluppo tra i vari settori industriali. La politica di saccheggio, di annessioni, di conversione di stati in protettorati, la politica di smembramento di Stati non è il risultato dell’immoralità politica da parte degli imperialisti potenti, nemmeno è una questione di subordinazione e codardia da parte della borghesia del paese che subisce la dipendenza, ma è una questione che ha a che vedere con l’esportazione di capitali e la diseguaglianza che è inerente al capitalismo a livello nazionale e internazionale.

5.

La Grecia è uno degli esempi caratteristici che senza dubbio ha valore universale giacché il fenomeno non è meramente greco. Il nostro paese possiede un importante potenziale produttivo che si è sviluppato in modo selettivo nel percorso di sviluppo capitalista, mentre che l’assimilazione all’Unione Europea, e in generale la sua relazione con il mercato capitalista mondiale, ha portato a un uso ancora più restrittivo delle sue risorse naturali. Segnaliamo brevemente che la Grecia possiede importanti risorse energetiche, importanti risorse minerarie, una produzione industriale e agricola, artigianato, che possono coprire gran parte delle necessità del popolo. Tuttavia la Grecia, non solo come risultato della crisi ma di tutto il percorso di assimilazione alla piramide imperialista, si è deteriorata ancora di più; essa dipende dalle importazioni mentre i prodotti greci non si vendono e vengono distrutti.

Così come Kautsky, l’opportunismo contemporaneo divide il capitale in sezioni separate, centra la sua critica su una delle sue forme. Ricordiamoci che Kautsky considera come nemico solo una parte del capitale, il capitale industriale che con la sua politica imperialista lancia il suo attacco in primo luogo contro le zone rurali e così crea uno squilibrio tra lo sviluppo dell’industria e dell’agricoltura. Gli opportunisti contemporanei sostengono più o meno le stesse posizioni, centrando la loro critica contro il sistema bancario, i banchieri, il capitale bancario, senza tenere conto della fusione del capitale bancario col capitale industriale, anche se si presentano come marxisti. Gli squilibri, che appaiono nei differenti rami e settori anche nei forti paesi capitalisti sviluppati, si attribuiscono all’irrazionalità o una tendenza alla speculazione che essi considerano immorale, facendo una distinzione tra la reddittività e la speculazione.

Gli opportunisti e i partiti nazionalisti in Grecia stanno gridando che la borghesia, lo Stato greco e i partiti borghesi non sono patrioti ma traditori. In realtà la borghesia del nostro paese, così come i suoi partiti, sono ben consapevoli del fatto che, anche in condizioni di inferiorità, è preferibile aderire a una unione imperialista, perché è l’unico modo per reclamare una parte del bottino e sperare di avere un appoggio politico-militare se dovesse iniziare a intensificarsi la lotta di classe, per prevenire e distruggere il movimento con l’aiuto dei meccanismi militari dell’Unione Europea e della NATO. Il patriottismo della borghesia si identifica con la difesa del putrido sistema capitalista.

Nelle condizioni in cui le contraddizioni inter-imperialiste e mondiali condurranno a un conflitto militare, allora la borghesia greca dovrà scegliere con quale forte potenza imperialista schierarsi, con quale alleanza imperialista combatterà per la redistribuzione dei mercati, con la speranza di avere almeno una piccola parte.

È impossibile che la borghesia difenda i diritti sovrani a favore del popolo. Se è necessario, potrebbe anche ignorare i suoi interessi particolari per non perdere il suo potere, per mantenerlo il più possibile.

6.

Quando Lenin parlava di un pugno di paesi che saccheggiano un gran numero di paesi, sottolineava con molti esempi e dettagli una varietà di forme di saccheggio di paesi coloniali, semi-coloniali o anche non coloniali. Al vertice della piramide ci sta un piccolo numero di paesi, giacché il capitale finanziario (una delle cinque caratteristiche di base del capitalismo nella fase imperialista è la fusione del capitale bancario con il capitale industriale) sta estendendo i suoi tentacoli in tutti i paesi del mondo.

La posizione rispetto un “pugno di paesi” definisce le differenti forme di relazione tra i paesi capitalisti che si caratterizzano per la diseguaglianza. Questo è ciò che descrive la piramide al fine di illustrare l’economia capitalistica mondiale.

Prima di tutto, Lenin disse chiaramente che l’imperialismo è il capitalismo monopolista, è l’economia capitalista mondiale, è il prologo della rivoluzione in ogni paese.

Lenin chiarì le caratteristiche dell’imperialismo: la concentrazione della produzione e del capitale, la fusione del capitale bancario con il capitale industriale e la creazione di un’oligarchia finanziaria, l’esportazione di capitali, la creazione di unioni monopolistiche internazionali. Rispetto alle relazioni internazionali, egli connette l’imperialismo direttamente con il sorgere del capitale finanziario nella fase imperialista del capitalismo e con la sua necessità imperiosa di ampliare continuamente il terreno economico al di là delle frontiere nazionali con l’obiettivo di spiazzare i concorrenti. Lo spiazzamento dei concorrenti si potrà realizzare molto più facilmente attraverso la colonizzazione, così come attraverso la trasformazione di una colonia in uno Stato politicamente indipendente, spostando il paese capitalista metropolitano, la cui posizione sarà occupata da un’altra potenza capitalista emergente attraverso l’esportazione di capitali e l’investimento diretto estero. È importante e illustrativa la differente posizione della Gran Bretagna colonialista e della Germania emergente come potenza imperialista.

7.

La nuova ripartizione del mondo alla fine del 19° secolo e agli inizi del 20° secolo della quale parlò Lenin, si realizzò tra i paesi capitalisti più potenti. Tuttavia, nel gioco della ripartizione dei mercati si coinvolsero anche altri Stati capitalisti e non rimasero passivi. I paesi capitalisti forti si spartirono non solo le colonie ma anche paesi non-coloniali, mentre oltre le grandi potenze coloniali c’erano paesi coloniali più piccoli attraverso i quali iniziò la nuova espansione coloniale. Egli menzionò anche stati piccoli che mantenevano colonie, quando le grandi potenze coloniali non raggiungevano un accordo sulla spartizione.

Inoltre Lenin sottolineò che la politica coloniale esisteva anche nelle società pre-capitaliste, ma ciò che distingue la politica coloniale capitalista è che questa si basa sul monopolio. Sottolineò inoltre che la varietà di relazioni tra gli stati capitalisti nel periodo dell’imperialismo diventano un sistema generale, costituiscono parte dell’insieme delle relazioni della ripartizione del mondo, si convertono in anelli della catena di azioni del capitale finanziario mondiale. Oggi, ancor più che nel periodo al quale si riferisce Lenin, le relazioni di dipendenza e di saccheggio di materie prime esistono anche a spese di non-colonie, ossia stati con indipendenza politica.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale e la formazione del sistema socialista internazionale, si realizzò necessariamente il massimo raggruppamento dell’imperialismo contro le forze del socialismo-comunismo e si intensificò la sua aggressività. Sotto l’impatto dei nuovi rapporti di forze cominciò rapidamente lo smantellamento degli imperi coloniali, dell’impero francese e britannico. Gli Stati capitalisti più potenti si videro obbligati a riconoscere l’indipendenza degli Stati nazionali, sotto la pressione dei movimenti per l’indipendenza nazionale che sfruttavano l’appoggio multiplo e la solidarietà dei paesi socialisti e del movimento operaio e comunista.

Nel periodo postbellico una serie di paesi non si incorporarono pienamente negli organismi politico-militari ed economici dell’imperialismo, giacché ebbero la possibilità di stabilire relazioni economiche con i paesi socialisti, nonostante i rapporti di forze si mantenesse a favore del capitalismo. Si riconferma la varietà di relazioni, di interdipendenze così come di obblighi nel quadro del mercato capitalista mondiale.

Nell’ultimo decennio del 20° secolo la situazione iniziò a cambiare. I paesi capitalisti ora maturi e più potenti, che erano al vertice della piramide, seguono una differente politica a favore dei monopoli, soprattutto sotto l’impatto della crisi economica capitalista del 1973. In condizioni di antagonismo crescente e di internazionalizzazione più rapida, la strategia contemporanea di appoggio alla reddittività capitalista abbandona le ricette neokeynesiane che furono utili soprattutto in paesi che avevano sofferto danni di guerra. Si procede a estese privatizzazioni, si rafforza l’esportazione di capitali, si diminuiscono e gradualmente sopprimono le concessioni che erano state fatte soprattutto nel settore sociale, con l’obiettivo di tenere a freno il movimento operaio che era influenzato dalle conquiste del socialismo e in particolare per comprare una parte della classe operaia e dei settori sociali intermedi.

Questo è dimostrato anche dal fatto che l’attuale politica filo-monopolista ha un carattere mondiale; non è una forma di gestione congiunturale, ma una opzione strategica, dato che si adottano misure anti-popolari e anti-operaie per contrastare la tendenza decrescente del tasso di profitto in quasi tutti i paesi, non solo nell’Unione Europea ma anche oltre, soprattutto in America Latina. Le misure che mirano all’eliminazione delle conquiste dei lavoratori sono prese sia dai governi liberisti sia da quelli socialdemocratici, sia dal centrosinistra e sia dal centrodestra.

8.

La restaurazione capitalista ha fornito all’imperialismo l’opportunità di scatenare una nuova ondata di attacchi con meno resistenza, con l’aiuto dell’opportunismo che si è rafforzato, mentre si sono formati nuovi mercati negli ex paesi socialisti. Come risultato, si è indebolita l’unità tra le potenze diretta contro il socialismo che metteva in secondo piano le contraddizioni tra di loro. È divampata una nuova tornata di contraddizioni inter-imperialiste per la ripartizione dei nuovi mercati sfociata nelle guerre nei Balcani, in Asia, Medio Oriente e Nord Africa. In questa guerra hanno preso parte anche Stati che non erano integrati nelle unioni interstatali imperialiste, prova che il sistema imperialista esiste come sistema mondiale e che in esso si incorporano tutti i paesi capitalisti, inclusi quelli che sono arretrati o che hanno residue forme di economia pre-capitalistica. Le potenze dirigenti sono al vertice; tra di essi vi è una forte competizione e qualunque tipo di accordo possano esser stati stabiliti essi hanno solo un carattere temporale.

Alla fine del 20° secolo c’erano tre centri imperialisti sviluppati principalmente dopo la Seconda Guerra Mondiale: la Comunità Economia Europea, che successivamente si è convertita nell’Unione Europea, gli USA e il Giappone. Oggi il numero di centri imperialisti è aumentato e sono sorte nuove forme di alleanza come l’alleanza che ha il suo nucleo nella Russia, l’alleanza di Shangai, l’alleanza BRICS, l’alleanza ALBA, l’alleanza MERCOSUR ecc.

La politica imperialista non è esercitata solamente dai paesi capitalisti che sono al vertice, ma anche dagli altri paesi, inclusi quelli che hanno forti dipendenze dalle potenze maggiori, come potenze regionali e locali. Questo è il caso, per esempio nella nostra regione, della Turchia, così come di Israele, degli Stati Arabi; potenze, attraverso cui il capitale monopolista occupa nuovo terreno in Africa, Asia, America Latina; come conseguenza di ciò abbiamo il fenomeno di dipendenza e interdipendenza.

9.

La dipendenza e l’interdipendenza delle economie ovviamente non sono eguali e sono determinate dalla forza economica di ogni paese così come da alcuni altri elementi politico-militari e dipendendo dai legami particolari di un’alleanza.

Anche se diversi paesi sono al più alto livello come internazionalizzazione capitalista e nella spartizione dei mercati, essi non smettono di esser sotto un regime di interdipendenza con altri paesi. Per esempio, la Germania potrebbe essere la potenza dominante in Europa, ma le sue esportazioni di capitali e merci industriali dipendono dalla capacità dei paesi europei di assorbirli. Il corso dell’economia degli USA dipende in gran misura dalla Cina così come dagli interessi opposti nell’Unione Europea. La battaglia tra dollaro, euro e yen è ben visibile.

Sta aumentando il numero degli stati che sono potenze regionali, satelliti di potenze imperialiste forti, paesi che giocano un ruolo particolare nella politica di alleanze e di affiliazione politica con una o l’altra potenza della piramide. Le contraddizioni inter-imperialiste sono in atto in ogni forma di alleanza e tutte queste relazioni multiformi, che riguardano tutti i paesi capitalisti del mondo senza eccezione, costituiscono la piramide imperialista.

10.

Il nostro riferimento a ciò non significa in assoluto che siamo d’accordo con le posizioni sull’“ultra-imperialismo” come erroneamente ci accusano. Tutto il contrario! Sottolineiamo sempre che nel sistema imperialista, che rappresentiamo come una piramide, vanno sviluppandosi e manifestandosi forti contraddizioni tra gli stati imperialisti, i monopoli per il controllo delle materie prime, delle rotte di trasporto, delle quote di mercato ecc. La borghesia può formare un fronte comune per lo sfruttamento più efficiente dei lavoratori, ma affilerà sempre i suoi coltelli all’ora di spartire il “bottino” imperialista.

Lenin, come è ben noto, utilizzò lo schema della “catena”. Lo schema, che utilizziamo in ogni occasione, è un modo di aiutare i lavoratori a comprendere la realtà dell’imperialismo come capitalismo monopolista, come capitalismo putrito e morente, nel quale sono incorporati tutti i paesi capitalisti, secondo la loro forza (economica, politica, militare ecc.). Questo è chiaramente in conflitto con il cosiddetto “approccio culturale” all’imperialismo che, allo stesso modo che fece Kautsky, separa la politica dell’imperialismo dalla sua economia. Come Lenin segnalava, questo approccio ci porta alla valutazione erronea che i monopoli in economia possono coesistere in politica con un tipo di attività non monopolista, non violenta, non depredatrice.

11.

Lo sviluppo diseguale si rende ancora più evidente non solo tra i paesi capitalisti più potenti in confronto con i più deboli, ma anche nel nucleo centrale dei paesi più potenti. Bisogna segnalare che in Europa sta crescendo la distanza tra Germania, da un lato, e Francia e Italia dall’altro. Senza dubbio il fenomeno più importante e caratteristico è la diminuzione della quota degli USA, dell’UE e del Giappone nel Prodotto Lordo Mondiale. La zona euro già non mantiene più la seconda posizione; è scesa in terza mentre la seconda posizione è stata occupata dalla Cina. È aumentata la quota di Cina e India nel prodotto lordo mondiale mentre che la quota dei BRICS si mantiene stabile.

Nelle Tesi del 19° Congresso del KKE si evidenzia che i cambiamenti nei rapporti di forze tra gli stati capitalisti aumentano la possibilità di un cambiamento generale della posizione della Germania in relazione al tema delle relazioni euro-atlantiche e il riallineamento degli assi imperialisti. Fattori decisivi in questo sviluppo sono da un lato le relazioni di interdipendenza delle economie degli USA e dell’Unione Europea e dall’altro lato la competizione tra euro e dollaro come monete di riserva internazionale e il rafforzamento della cooperazione tra Russia e Cina.

12.

Tutti questi fatti confermano anche che da questo punto di vista la lotta attuale deve avere una direzione antimonopolista, anticapitalista, che in nessun caso può esser solamente antimperialista con il contenuto che danno gli opportunisti a questo termine, che identificano l’imperialismo con la politica estera aggressiva, con la guerra, con la cosiddetta questione nazionale, slegata dallo sfruttamento classista, dalle relazioni di proprietà e di potere.

13.

Gli opportunisti contemporanei, quando vogliono sottolineare la necessità che la loro borghesia non sia il “parente povero” nella ripartizione dei mercati, ricordano la questione nazionale, ma quando la questione è la lotta per il socialismo allora dichiarano che il socialismo o sarà mondiale o non si potrà realizzare in un solo paese, rinunciano alla lotta sul terreno nazionale, ossia rifiutano la necessità di acutizzare la lotta di classe, la necessità di preparare il fattore soggettivo per esser pronto nella situazione rivoluzionaria.

14.

La lotta per la liberazione dell’uomo da ogni forma di sfruttamento, la lotta contro la guerra imperialista non può avere uno sviluppo positivo se non si combina con la lotta contro l’opportunismo. Indipendentemente dalla forza politica dell’opportunismo in ogni paese, esso non deve esser sottovalutato o giudicato usando criteri parlamentari, poiché la radice dell’opportunismo si trova nello stesso sistema imperialista, perché la borghesia, quando si rende conto che non può gestire le sue questioni con stabilità, si appoggia all’opportunismo come una visione generalizzata e come partito politico, al fine di guadagnare tempo per riorganizzare il sistema politico borghese, per minare la crescita costante del movimento operaio rivoluzionario.

15.

La concentrazione di forze, l’alleanza della classe operaia con i settori popolari poveri dei lavoratori autonomi per condizioni oggettive devono svilupparsi in una direzione fermamente antimonopolista anticapitalista, essere dirette all’acquisizione del potere operaio. La direzione antimonopolista e anticapitalista esprime il compromesso necessario, ma avanzato, tra l’interesse della classe operaia di eliminare ogni forma di proprietà capitalista – grande, media e piccola – e gli strati che sono oscillanti a causa della loro natura (per la loro posizione nell’economia capitalista) che hanno interesse nell’abolizione dei monopoli, nella socializzazione dei mezzi di produzione concentrati, mentre allo stesso tempo sono imbevuti dell’illusione che hanno vantaggio dalla piccola proprietà privata e non possono capire che i loro interessi a lungo e medio tempo possono esser serviti solamente dal potere socialista.

Il KKE, nelle condizioni in cui non esiste una situazione rivoluzionaria, ha come obiettivo non solo prevenire il corso discendente, non solo ottenere alcune concessioni temporanee, ma anche di preparare il fattore soggettivo, ossia il partito, la classe operaia e i suoi alleati per realizzare i suoi compiti strategici in condizioni di situazione rivoluzionaria. In quelle condizioni, che non si possono prevedere in anticipo, bisogna tenere in considerazione l’approfondimento della crisi capitalista, l’acutizzazione delle contraddizioni inter-imperialiste che giungono fino al punto di conflitti militari, è possibile che si creino queste precondizioni e sviluppino in Grecia. Nelle condizioni della situazione rivoluzionaria il ruolo della preparazione organizzativa e politica dell’avanguardia del movimento operaio, del Partito Comunista, è decisiva per il coordinamento e l’orientamento rivoluzionario della maggioranza della classe operaia, specialmente del proletariato industriale, per attrarre i settori dirigenti degli strati popolari.

                                                                      Sezione delle Relazioni Internazionali del CC del KKE

                                                                                                                                                               07.04.2015