UN BATTAGLIONE CHE COMBATTEVA PER LIBERARE DUE NAZIONI – Il Battaglione Gramsci in Albania

BG

E’ una storia reale , ed non e’ prodotto di fantasia artistica, una storia che dimostra da una parte la tragedia dei soldati italiani durante la seconda Guerra Mondiale in Albania, e dall’altra parte la loro metamorfosi, da fascisti occupatori si sono incredibilmente trasformati in partigiani liberatori. Storicamente si sa, che l’Albania è stata occupata dal fascismo italiano  dal 7 Aprile 1939 fino al settembre 1943 quando e’ caduto il regime fascista di Benito Mussolini, un’occupazione mai accettata dall’Albania, tanto che esattamente il 7 aprile nostro eroe Mujo Ulqinaku aveva sparato contro gli occupatori con una mitragliatrice. La sparatoria e l’attentato contro il Re d’Italia Vittorio Emanuele III  erano il messaggio significativo  che stavano a dimostrare che il popolo albanese aveva appena iniziato la lotta contro fascismo per la libertà  e la liberazione del paese delle aquile . La nostra lotta partigiana sotto la guida del Partito Comunista d’Albania gradualmente  diventa più organizzata, diventando, di conseguenza, anche una lotta a fianco dei partigiani   degli altri paesi sia quelli dei Balcani sia  quelli Europei.

La caduta del fascismo non avviene per caso: la lotta per la liberazione era iniziata  in Albania, Grecia, Jugoslavia (praticamente nel Kosovo ) oltre che  in Italia; il popolo italiano non aveva più fiducia nel regime fascista e per questa ragione le forze progressiste fecero fronte comune organizzando la resistenza antifascista per mezzo di manifestazioni, dimostrazioni, proteste etc.

La capitolazione del fascismo senza condizioni l’8 settembre  1943 fu un momento significativo anche per le truppe italiane di occupazione fascista in Albania, nel senso che mai più i figli del popolo italiano combatteranno per gli interessi della borghesia italiana come “ carne di canone”. Ma vennero di fatto abbandonati a se stessi e non erano pochi: piu di 15.000 soldati tra ufficiali e sottoufficiali. La situazione era critica: non si trovavano in Italia ma in Albania e solo pochi mesi prima avevano partecipato a operazioni contro le forze partigiane albanesi e contro la stessa popolazione albanese.

Per questo motivo il nostro comandante generale dell’esercito Albanese Enver Hoxha da un lato aveva dato ordine di trattarli come ‘prigionieri di guerra’ (quindi bene), dall’altro lato li chiamava a unire le proprie armi con i partigiani albanesi contro nazi-fascisti.  «Voi non avete altra scelta, o arrendervi ai tedeschi, o disperdervi per i villaggi albanesi, o combattere al nostro fianco il comune nemico, il nazifascismo. Il popolo albanese […] ha fatto una netta distinzione tra fascismo e figli del popolo lavoratore, quali voi siete. Se volete cancellare per sempre la vergogna che coloro che vi hanno mandato ad opprimere questo piccolo e generoso popolo vogliono far ricadere su di voi, vi invitiamo a combattere con noi nell’Esercito di Liberazione Nazionale Albanese. Potete costituire un battaglione italiano che verrà a far parte della Prima Brigata d’assalto. Nominerete voi stessi il vostro comandante di battaglione, i comandanti di compagnia, i vostri commissari politici» ……  ( Discorso del comandante della I Brigata partigiana Albanese rivolta ai  soldati italiani).                                                                         E’molto importante sottolineare che in questo momento gli ex soldati dell’esercito italiano  avevano solo tre possibilità: ( a ) unire le armi con i partigiani albanesi ( b) andare liberi in Albania nelle famiglie albanesi lavorare, vivere con loro fino alla fine della guerra anche se pochi mesi prima erano nemici del nostro popolo  e  (c) collaborare con i nazisti, ovvero proseguire sulla via già tracciata dal fascismo.  La maggior parte dei soldati italiani rifiutò questa terza alternativa perchè compresero che sarebbe stata la strada della vergogna. Solo pochissimi, gran parte gerarchi fascisti, scelsero il campo nazista.

Anche prima della caduta del fascismo  nelle nostre formazione partigiane combattevano ufficiali e soldati italiani disertori, coloro che avevano capito che il fascismo era nemico di tutti popoli, che era la malattia più grave nella storia dell’umanità, ma ciò che maggiormente rende onore è proprio l’organizzazione e la formazione del battaglione partigiano “Antonio Gramsci” con quasi 200 partigiani italiani e con comandante Terzilio Cardinali e commissario politico  Alfredo D’Angelo ( Bruno Bruneti).

Il valore di questo battaglione è famoso non solo per il coraggio che dimostrava durante le battaglie contro i nazisti tedeschi: i Partigiani italiani  del  Battaglione “A.Gramsci “ in Albania rimarranno per sempre nella memoria del nostro popolo e del nostro Partito Comunista come un  esempio  dell’internazionalismo. Una pagina illuminante  della resistenza partigiana in Albania.                                                  

Quando si trattò di scegliere il nome di Antonio Gramsci non fu mai fatto il nome di “comunista” o altro.” ricorda il vice commissario politico James Bonora. “Fu detto: Gramsci fu un martire del antifascismo morto in carcere per colpa del Duce; se volete mettere questo nome voi combattete con il nome di uno che l’antifascismo l’ha messo in pratica da sempre, e abbiamo accettato volentieri il nome Battaglione Partigiani Italiani “Antonio Gramsci”. 

Nella guerra a fianco dei partigiani albanesi un grande numero di partigiani italiani hanno versato il loro sangue, ispirati dall’ideale della libertà, dai sentimenti di odio e di vendetta contro il fascismo .

Storica fu la grande battaglia “Tenda e Qypit” ( la tende del vaso) contro nazisti tedeschi. Era il coraggio,l’anima generosa e combattente di questi soldati partigiani insieme con partigiani albanesi che avevano vinto questa battaglia. Questa vittoria fu determinante perchè i partigiani italiani ed albanesi riuscirono a trasformare una situazione sfavorevole in una vittoria. La battaglia  fu dura, aspra, combattuta corpo a corpo,con sorti alterne.

Fu importante  non solo sul piano strategico – militare ma anche su quello psicologico, perchè le truppe italiane non erano addestrate ed abituate alla lotta partigiana: sotto i fascisti svolgevano un’altra missione, altri ruoli, e riuscirono a trasformare radicalmente il proprio spirito e e il proprio cuore per la missione antifascista.

In questa battaglia sono caduti per la nostra Patria (anche per l’Italia) 9 partigiani italiani. Qualche mese dopo sarebbe eroicamente caduto per la nostra liberazione il comandante Terzilio Cardinali, eroe di due popoli, popolo Albanese, ed Italiano. In ricordo dell’onore di questo grande comandante nella città di Berati venne costruita una  tomba  senza cadavere a fianco dei nostri eroi albanesi. E’ la tomba di comandante italo-albanese  Terzilio Cardinali .

TDV

Chi era questo Comandante ?

L’ex commissario politico Bruno Brunetti scrive una pagina indimenticabile riferita al leggendario comandante Terzilio Cardinali, arrestato e processato nel luglio 1943, perché «in un locale pubblico di Gostivar [aveva] staccato da una parete le fotografie del Cav. Benito Mussolini e del Conte Galeazzo Ciano, ministro fascista degli esteri, e gettatele a terra, le calpestava alla presenza di numerose persone”. Pena richiesta: 16 anni di reclusione».

Fu questo il primo atto di un soldato italiano antifascista in terra d’Albania, del quale Brunetti scrive: Terzilio Cardinali «il 10 ottobre faceva parte di quel gruppo di militari della “Firenze” reduci dalla battaglia di Kruja che volevano continuare la lotta antifascista con i partigiani albanesi. Quel giorno fu costituito un battaglione di partigiani italiani che prese il nome di “Antonio Gramsci”, […] Cardinali, per i suoi meriti antifascisti e per il comportamento eroico durante la battaglia di Kruja, fu nominato all’unanimità dai compagni comandante di battaglione. […Egli] faceva ogni sforzo perché il battaglione dei partigiani italiani si portasse all’altezza dei battaglioni della brigata. […] si adoperava per dare, per primo, l’esempio del rivoluzionario proletario. Ambiva di diventare un giorno comunista. “Ho sempre sognato [– sono parole di Tersilio Cardinali –] di diventare comunista. Ho lavorato undici anni contro il fascismo. Ora vedo che il mio lavoro non è stato nulla a confronto di ciò che ho visto e vedo in Albania. Il vostro partito [rivolto al partito albanese] è un partito eroico, il popolo albanese è un popolo impavido. Voglio imparare ed imparerò molto dai comunisti, dai partigiani albanesi”. Si misurava con loro e di sé diceva: “Sono ancora troppo borghese. Debbo correggermi”.. […] La gioia più grande della vita – come egli stesso andava dicendo – l’ebbe quando, nell’aprile 1944, fu accettato come membro del Partito comunista albanese»

Per la sua attività antifascista, per la sua morte eroica, il popolo Albanese, il Governo della Repubblica popolare dell Albania, il Partito Comunista d’Albania e il Parlamento Albanese ( all’epoca del compagno Enver Hoxha) lo ha insignito della medaglia d’oro d’Albania.

TC

Nella nostra lotta  di Liberazione nazionale a fianco di formazioni guerriere hanno partecipato anche altre decine e decine di partigiani italiani. Lo slogan: “Vdekje fashizmit – Liri Popullit “ (Morte fascismo – Libertà per il popolo) divenne il saluto di tutti partigiani. Dopo la Guerra quando l’Albania finalmente fu libera ill 29 Novembre 1944 tutte le formazioni partigiane italiane si organizzarono in una formazione più grande, la Divisione ”Antonio Gramsci” e nel 1945  tra il nostro Governo e il Governo Democratico Italiano fu stipulato un accordo per rimpatriare tutti gli italiani in Patria.

Questo il testo del messaggio che il Capo dell’Esercito di Liberazione Nazionale Albanese, Generale – Colonnello Enver Hoxha, inviò ai partigiani italiani:
«Comandanti commissari e partigiani! La vostra divisione si allontana dalla terra Albanese, nella quale è stata creata, ha combattuto, si è rafforzata. Sono passati 20 mesi da quando l’Italia fascista ha capitolato, da quando voi soldati italiani vi siete trovati abbandonati in terra straniera, dove i fascisti vi avevano trascinati contro la vostra volontà per opprimere i popoli ed imporre loro la schiavitù. Il fascismo, crudele nemico dei popoli, è insieme anche vostro nemico. Il fascismo non era morto e per gli italiani era necessario entrare nella strada dei popoli amanti della libertà per continuare la guerra contro il fascismo. Un grande numero di soldati italiani in Albania videro chiaramente l’abisso dove venivano condotti dai capi fascisti, e animati dalla volontà di vendicarsi contro il fascismo, entrarono nelle file dei partigiani albanesi. A fianco della Prima Brigata d’Assalto venne creato un battaglione di partigiani italiani il quale venne battezzato col nome “Antonio Gramsci”. Da quel giorno il battaglione, con tutta la fiducia dei dirigenti dell’Esercito Nazionale di Liberazione Albanese, iniziò la vita di lotta contro i tedeschi. Nella guerra a fianco dei partigiani albanesi un grande numero di partigiani italiani hanno versato il loro sangue. Ispirati dall’ideale santo della libertà, dai sentimenti di odio e di vendetta contro il fascismo, cadde alla testa del suo battaglione in un’aspra mischia contro i traditori nazisti il coraggioso comandante Terzilio Cardinali. A fianco dei partigiani albanesi in Berat, Skrapar, Tomorice, Gore, Opar, Mocher, Dumre, Sulive, Cermeniche, Dibra, Mart e Tirana, i partigiani della “Antonio Gramsci” hanno dato prova di coraggio nella lotta contro il fascismo. Nella loro guerra i partigiani italiani hanno mostrato al mondo che il fascismo è il loro nemico. Con la guerra e il sangue è stata creata la fratellanza dei partigiani italiani ed albanesi. Il battaglione “Antonio Gramsci” rimarrà eterno nella storia del popolo italiano, così come rimarrà eterno nel cuore dei compagni di lotta albanesi. Il battaglione Gramsci ricorderà a noi ed a voi la vera fratellanza di due popoli, fratellanza nata dalla guerra contro il fascismo. Con l’unità di tutti i partigiani italiani che hanno combattuto a fianco dei combattenti albanesi, il battaglione è arrivato a formare la divisione “Antonio Gramsci”. Comandanti, commissari, partigiani! Voi andrete nella vostra terra, dove darete ovunque esempio di sacrificio, di abnegazione, dove vi ispirerete sempre ai sentimenti della vera libertà del popolo italiano. Siate orgogliosi e salvaguardate il nome che ricorda i vostri sacrifici e il vostro sangue, adempite con zelo i doveri che vi affiderà il popolo italiano, così come l’hanno compiuto i vostri compagni che hanno dato la vita, continuate fino in fondo la guerra contro i residui del fascismo. Voi sarete sempre nel fronte della lotta per la difesa degli interessi del popolo italiano. Innalzate quanto più alto il nome della vostra divisione “Antonio Gramsci”»

Noi albanesi siamo molto orgogliosi di tutta l’attività dei partigiani italiani nel nostro territorio, della loro lotta, perchè questo atto internazionale dimostra che il cuore per la libertà batte allo stesso modo in tutti gli uomini, perchè il nemico di un popolo  è  nemico anche degli altri popoli, così come la libertà di un popolo contribuisce anche alla libertà degli altri popoli. Ecco perchè il battaglione partigiano italiano è e rimarrà per sempre parte del nostro esercito partigiano, rimarrà la bandiera rossa per la libertà, esempio splendido di un battaglione che combatteva  per liberare due nazioni, Albania e Italia ! Onore a tutti i partigani italiani in Albania  !

Gloria a tutti i caduti per la Liberazione dell’Albania  che contemporaneamente era anche una lotta per la Liberazione d’Italia !

Viva l’Internazionalismo Partigiano dei tutti paesi contro la furia nazi-fascista !

Viva la libertà e la fratellanza  tra tutti popoli del mondo  e la lotta contro fascisti di oggi rappresentati dall’imperialismo e dalle forze reazionarie !

YLLI MECE- Partito Comunista d’Albania