1917-2017 100 anni fa… il nostro futuro

vtoroj_sezd_sovetov_sssr-02Oggi vogliamo ricordare con questa iniziativa un anniversario importante per la storia di quella parte di umanità -nettamente maggioritaria- da sempre sfruttata ed oppressa; un evento che ha segnato profondamente la storia delle classi lavoratrici ed in particolare della classe operaia in ogni parte del mondo.

Perché 100 anni fa accadde ciò che era parso impossibile fino a quel momento potersi avverare e che i nostri nemici di classe -oggi gli stessi di allora- paventavano e speravano anzi di aver debellato una volta per tutte stroncando con un bagno di sangue l’eroica esperienza della Comune di Parigi del 1871.

Un secolo fa, infatti, nel lontano e sterminato impero zarista la classe operaia e le masse popolari russe, mediante l’istituzione di organismi rivoluzionari quali furono i Soviet, insorgevano, dando avvio ad un processo rivoluzionario che, attraverso dure vicissitudini, inflisse una sconfitta senza precedenti alla borghesia capitalista ed al parassitismo nobiliare con la presa del potere da parte dei lavoratori e con l’instaurazione della dittatura del proletariato.

Ciò volle dire l’assunzione da parte degli operai del controllo dei mezzi di produzione, la nazionalizzazione delle banche, la distribuzione della terra a chi la lavorava, la fine della guerra imperialista, l’affermazione di una serie di diritti civili anche ed in particolare a favore delle donne.

In quei <<10 giorni che sconvolsero il mondo>> -come intitolò il suo celebre libro il giornalista statunitense John Reed, che di quegli eventi fu protagonista e testimone- una formidabile prospettiva di emancipazione sociale ed economica, di forme avanzate di democrazia popolare, di progresso civile e culturale veniva offerta all’umanità dalla prima Rivoluzione Socialista della storia.

E non si pensi e tantomeno si dica -come qualcuno, anche nella cosiddetta sinistra, invece sostiene- che, alla fin fine, anche nell’Occidente capitalistico sono stati comunque riconosciuti spazi di partecipazione, libertà sindacali, conquiste femminili e quant’altro. Se non vi fosse stata la Rivoluzione Sovietica ed il conseguente timore di un suo propagarsi al resto d’Europa, i governi borghesi ben difficilmente avrebbero riconosciuto diritti sino a quel momento negati e pur fondamentali per la vita di milioni di lavoratori, di donne, finanche di bambini ed adolescenti.

Ciò che accadde nell’Ottobre 1917 costituisce per tutti noi -comunisti, antimperialisti, ma anche semplicemente sinceri progressisti- un giorno di Festa, di fierezza e di speranza, mentre per i nostri avversari di classe è un momento di dolore per aver visto infrangersi l’intangibilità del concetto di proprietà privata, del diritto di poter disporre in via esclusiva di risorse umane, economiche, ambientali.

Nonostante gli immediati e ripetuti attacchi subiti dalla Rivoluzione Sovietica -dalla guerra civile scatenata dalla controrivoluzione interna ed appoggiata militarmente dall’intervento esterno delle maggiori potenze capitaliste all’isolamento internazionale che si volle imporre al nuovo Stato Socialista fino all’aggressione nazista del 1941- lo Stato Proletario sorto dall’Ottobre seppe resistere con grande determinazione ed eroismo grazie al sacrificio di milioni di donne e di uomini inquadrati nell’Esercito Rosso -origine di quella che sarebbe diventata l’Armata Rossa- e ad una vasta solidarietà internazionale (“Giù le mani dalla Rivoluzione Sovietica”, questa una delle parole d’ordine gridate dagli operai italiani dinanzi alle fabbriche occupate e presidiate dalle “Guardie Rosse” durante il Biennio Rosso 1919-1920). Questa resistenza consentì di mantenere in vita a livello internazionale un processo storico di liberazione dei popoli dal giogo del capitalismo e del colonialismo; di affermare, cioè, che un futuro migliore era possibile e che l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche -forma statuale scaturita dall’esperienza dei Soviet- non poteva che essere se non il primo tassello di una futura rivoluzione proletaria mondiale.

In molte parti del mondo si costituirono partiti comunisti che si posero alla testa di successive e vittoriose Rivoluzioni (Cina, Cuba, Vietnam, per ricordarne alcune). Quella Rivoluzione offrì la spinta al sorgere di movimenti guerriglieri, in specie in America Latina, in lotta contro le rispettive borghesie nazionali asservite all’imperialismo statunitense. Così come fu capace di ispirare le politiche di governi che, usciti dai moti anticoloniali e pur non dichiaratamente marxisti, si attestarono comunque su posizioni progressiste in Paesi, come nel continente africano o nell’area mediorientale, dove oggi può sembrare impossibile che si siano concretizzate esperienze politiche di tale rilevanza.

Ma quella potente rottura storica fu possibile grazie alla presenza ed all’azione di un partito -quello bolscevico, poi comunista- che, dopo aver fatto chiarezza ideologica e sgombrato il terreno sul piano politico all’interno del movimento rivoluzionario russo dagli elementi e dalle posizioni arretrate, piccolo borghesi, opportuniste che vi si annidavano, fu in grado di elaborare e di attuare una strategia rivoluzionaria capace di cogliere i reali bisogni delle masse proletarie e popolari di quel paese: pace, pane, terra.

E rispondendo nell’immediato a quelle necessità seppe poi procedere sulla via della costruzione del Socialismo. E tutto ciò in un Paese come la Russia che non sembrava certo presentarsi in quegli anni come una realtà pronta a raccogliere una sfida così ardua.

Le difficoltà dell’impresa -cui nessuno si era mai accinto fino a quel momento- con l’enorme mole di problemi che si proponevano -si pensi soltanto alla questione dei rapporti con le molteplici nazionalità ed etnie che abitavano l’immenso impero zarista, primo banco di prova, in certo qual modo, della vocazione internazionalista del partito bolscevico- non sfuggirono di certo al gruppo che dirigeva la Rivoluzione. Ma questo gruppo palesò grandi capacità tattiche che gli permisero di superare prove ritenute altrimenti impossibili. Spesso i bolscevichi dovettero reinterpretare, sulla base delle condizioni interne ed internazionali concretamente determinatesi, parti del loro originario programma rivoluzionario, furono costretti a compiere -anche a prezzo di un dibattito interno talvolta molto aspro- un passo indietro per farne successivamente due in avanti, quando una diversa situazione politica, economica, militare od altro ancora lo permise.

Ma a fronte di una grande duttilità tattica, questo gruppo dirigente non perse mai di vista gli obbiettivi strategici del percorso avviato con l’ottobre 1917: la difesa ad ogni costo della Rivoluzione, la costruzione del Socialismo, la visione internazionalista del processo rivoluzionario in atto in Russia.

Certamente ripercorrere le vicende storiche che caratterizzarono lo svolgimento della Rivoluzione Sovietica nonché le fasi successive della storia dell’Urss pone senz’altro il movimento comunista di fronte a nodi politici assai complessi e a motivi di riflessione anche in chiave critica.

Tutto ciò non ci può comunque portare in nessun modo ad allinearci con quei sedicenti “comunisti” che dai salotti buoni della TV o dal palco del meeting di Comunione e Liberazione blaterano circa l’esperienza comunista sostenendo che fu solo “orrore”, un tragico “errore” della Storia, un “fallimento” oggi rivendicato solo da patetici nostalgici o da poveri visionari di un mondo diverso e migliore.

Costoro, non diversamente dalla propaganda anticomunista borghese, ci vogliono convincere che il capitalismo ha vinto in via definitiva; che si è oramai imposto come unico, possibile modello di vita universalmente valido.

Dopo la scomparsa dell’Urss c’è chi parlò, addirittura, di “fine della Storia”, prospettando l’inizio di un’era di felicità, di una sorta di nuova età dell’oro, caratterizzata da sviluppo, prosperità, benessere per tutti indistintamente, singoli e popoli. Il tutto realizzato e regolato dai meccanismi “perfetti” del mercato e della competizione.

Ed invece le ragioni che furono all’origine di quell’evento che stasera ricordiamo, sono più che mai valide ed attuali, in virtù di un ritorno ad uno sfruttamento di classe senza precedenti, ad una criminale distruzione ambientale in nome del profitto, ad una oppressione neocoloniale di interi popoli, al prevalere ovunque degli interessi privati a scapito dei bisogni collettivi.

Il mondo intero è percorso da una crisi generale che presenta sovente gli stessi caratteri che portarono alle due guerre mondiali.

Conflitti armati già dilagano in diverse parti del mondo mentre spirano minacciosi venti di guerra su altri fronti, lasciando presagire nuove e distruttive prove di forza da parte di Stati le cui classi capitalistiche dominanti cercano in tal modo di risolvere -distruggendo risorse umane, economiche, ambientali- le contraddizioni generate dal loro stesso sistema.

Così come le condizioni di vita e di lavoro di larghe masse, anche nel nostro Paese, sono peggiorate in modo indicibile con attacchi pesanti al sistema scolastico, sanitario, previdenziale. Nei luoghi di lavoro i diritti sindacali dei lavoratori sono continuamente calpestati. I lavoratori sono ricacciati indietro di decenni.

E d’altronde anche settori consistenti di piccola borghesia vengono sacrificati a vantaggio di coloro che più in alto detengono effettivamente le redini del potere economico e finanziario, spingendo questi strati indeboliti dalla crisi nelle braccia di forze reazionarie e neofasciste.

Perché le convulsioni del sistema capitalistico hanno creato un tale groviglio di contraddizioni da scatenare guerre tra poveri, atteggiamenti razzistici verso gli immigrati, la ripresa di ideologie ed organizzazioni nazifasciste.

E ciò mentre in molti paesi si mettono fuorilegge i comunisti e al bando i simboli della lotta di classe e dell’antifascismo (si pensi soltanto a ciò che è accaduto in Ucraina).

Non vi sono più teorie riformiste che reggano la portata della crisi e rendano il capitalismo riformabile; non vi sono più soluzioni che possano sanare il drammatico conflitto in atto tra capitale e lavoro. Solo la Rivoluzione Socialista viene a rappresentare sempre più l’unica via d’uscita per dare all’umanità una possibilità reale di liberazione e di salvezza.

Siamo consapevoli della forza dell’avversario che può veramente disporre di ingenti risorse.

Ma l’avversario è forte anche grazie alla nostra debolezza. Ciò che accade da anni nelle nostre stesse file deve destare una preoccupazione ancora maggiore: dalla frammentazione in piccoli ed auto-referenziali gruppuscoli alla presunzione di chi si dichiara già, in modo ostentato, partito comunista “strutturato”, quando spesso si tratta soltanto di partiti creati a tavolino da ex dirigenti caduti in disgrazia ed in cerca di rivincite personali o di ricollocazioni istituzionali, fino alle posizioni ininfluenti delle frange movimentiste ed antipartito.

Le forze comuniste e rivoluzionarie non possono più continuare su questa strada senza uscita se veramente hanno a cuore, come dicono, le sorti del proletariato e della bandiera rossa.

Il capitalismo è forte ma non è totalmente al sicuro. Teme ancora -e tanto- l’unità e l’organizzazione dei lavoratori sotto la direzione di una forza politica rivoluzionaria del proletariato.

Certo il lavoro da portare avanti è davvero enorme: occorre ricostruire una coscienza di classe, lavorando con le masse e tra le masse; richiamare all’organizzazione i compagni delusi e dispersi; vincere la rassegnazione dei lavoratori indotti a delegare la difesa dei propri interessi di classe a movimenti dalla collocazione ambigua e di natura interclassista (tipo M5S).

Di fronte a tali compiti le avanguardie comuniste oggi attive hanno il dovere di offrire per prime un esempio di unità e di organizzazione.

Non si tratta di procedere a tappe forzate verso la formazione dell’ennesimo “partitino” comunista ma di avanzare in quella direzione costruendo intanto una rete politica ed organizzativa che consenta di sviluppare su determinati temi e campagne momenti di discussione collettiva ed iniziative comuni. Un’Organizzazione politica comunista che, muovendosi in modo sempre più coeso, possa gettare le basi di un futuro, vero Partito Comunista.

E’ questo il significato politico di fondo che ha portato diversi gruppi organizzati (in Circoli, Comitati, Coordinamenti) di comunisti ad elaborare dapprima un documento unitario sul 25 Aprile e, successivamente, con l’aggregazione di altre realtà, ad intraprendere questa campagna sui 100 anni della Rivoluzione Sovietica.

Si può riprendere quel percorso “irreversibile” indicato ai proletari di tutto il mondo dall’Ottobre Rosso del 1917: l’assalto rivoluzionario alla fortezza capitalista, l’internazionalismo proletario, le battaglie contro i vecchi ed i nuovi colonialismi.

Per cui poste al bando manifestazioni e rievocazioni meramente celebrative o nostalgiche, si deve mirare piuttosto al recupero dei tanti insegnamenti concreti che la Rivoluzione Sovietica ci ha offerto sia sul terreno dell’analisi politica e della lotta per la conquista del potere sia sul piano organizzativo per la costruzione di quell’organizzazione politica rivoluzionaria, che noi ancora chiamiamo con orgoglio Partito Comunista, strumento essenziale per una lotta vittoriosa contro il capitalismo e l’imperialismo.

Relazione introduttiva al dibattito: “1917 – 2017   100 anni fa il nostro futuro!”

Livorno – 21 Ottobre 2017