100 anni fa il nostro futuro: relazione introduttiva

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Compagni oggi siamo qui a celebrare l’anniversario della Rivoluzione
d’ottobre come momento conclusivo della campagna “100 anni fa il nostro
futuro” lanciata circa un anno fa che ha permesso di far convergere nuove e differenti forze comuniste. Coordinamenti, comitati, collettivi, riviste e anche compagni rimasti finora isolati che si richiamano al marxismo leninismo, provenienti da esperienze politiche diverse e intenzionati a procedere in un percorso di costruzione di unità dei comunisti che non sia la riproposizione di sterili autoproclamazioni partitiche nè la riproposizione dell’unità dei vari partiti o gruppi che si autodefiniscono “comunisti” (pratica già tentata numerose volte, ma fallita ogni volta miseramente), ma che si basi sulla volontà e necessità  di lavorare per l’unità dei lavoratori comunisti, di quelle avanguardie di lotta che si battono tutti i giorni nei posti di lavoro, di studio e nei territori, riuscendo a superare localismi con visioni ristrette e parziali, che si mettano insieme su alcuni punti generali condivisi.

 

Nel nostro documento abbiamo scritto che, a distanza di 100 anni, capitalisti, borghesi, riformisti e reazionari di ogni specie sono ancora impegnati a dimostrare che “l’orrore comunista” è stato un errore della storia che non si potrà ripetere, soprattutto dopo il crollo dell’Urss, e ripropongono come unico modello di vita quello basato sullo sfruttamento di classe, sull’oppressione dei popoli, sulla supremazia della proprietà privata e del massimo profitto.

 

Avevamo facilmente previsto le calunnie e le mistificazioni da parte di coloro che proprio non mandano giù quella sconfitta storica della borghesia, il momento più alto della storia della lotta della classe operaia contro lo sfruttamento capitalista e l’oppressione, l’atto della presa del potere degli sfruttati e dell’ instaurazione della dittatura del proletariato.

 

Ma la realtà ha superato le nostre previsioni! Dalle trasmissioni televisive condotte da Mieli, che si spaccia da commentatore garante della verità storica, ai vari giornali e riviste fino all’ordine del giorno della Lega Nord nel comune di Soragna (PR) contro il comunismo che utilizza la sponda offerta dalla legge Fiano contrabbandata da antifascista, ma che rappresenta un pericolo concreto per i comunisti, lasciando i fascisti liberi di agire come arma di riserva dei capitalisti per imporre il sistema basato sullo sfruttamento, dimostrano il livore anticomunista presente.

La messa fuori legge dei comunisti in molti Paesi, il tentativo dell’Unione Europea di mettere fuori legge i simboli della lotta di classe del riscatto degli sfruttati equiparandoli a quelli del nazismo, viene nel solco della campagna borghese che imperversa in tutto il mondo capitalista tesa a dimostrare che i comunisti hanno fatto più morti dei nazisti con la guerra e con l’olocausto.

Il comunismo viene definito come un mondo che, schiacciando le libertà individuali, di impresa, di libera concorrenza e di libero mercato schiaccia la personalità di ognuno, spalma la povertà, crea odio e morte. Un anticomunismo viscerale che ci fa capire quanto l’ideologia comunista sia ancora temuta anche dopo il mutato quadro dei rapporti di forza internazionali.

Un anticomunismo aiutato anche da quanti pur, riconoscendo la validità storica della Rivoluzione, soprattutto per le sue conquiste civili, mettono una serie di se e di ma e la inseriscono in quella realtà storica e temporale, in Russia, quindi non ripetibile e lontana nel tempo, incapace di essere attuale e attuabile ai nostri tempi oppure ne riconoscono la sua vittoria, danno enfasi a una figura arrivata per ultima nel partito bolscevico – quella di Trosky – nel tentativo di contrapporlo addirittura allo stesso Lenin nella capacità di condurre il Partito e costruire la società socialista.

Attaccano la costruzione del socialismo in un paese solo, nelle difficili condizioni dell’accerchiamento capitalista, trasformano la lotta di classe nella società socialista e nel Partito comunista bolscevico in una sorte di congiura di palazzo.

Indeboliscono l’idea della necessità della dittatura del proletariato nel periodo di transizione dal capitalismo al comunismo e sono i veicoli dell’idea più diffusa che fare la rivoluzione è inutile perchè a comandare alla fine sono sempre i soliti burocrati imborghesiti.

Una propaganda utile solo a giustificare il loro essere partito, distinto e settario quanto inutile, come tutti i partiti che usano la Rivoluzione d’ottobre per  giustificare la loro esistenza, distorcendo la storia, estrapolando fatti e frasi che ne possono legittimare l’esistenza oggi al di fuori della pratica di lotta e del proprio rapporto con la classe di riferimento, senza peraltro cogliere i suoi insegnamenti per la fase attuale.

Vivendo di citazioni sostituiscono alla dialettica materialistica i loro schemi politici in cui far rientrare la realtà con l’unico risultato di dividere ulteriormente il campo comunista, seminando confusione e idee sbagliate che favoriscono la borghesia e suoi agenti nel movimento operaio rappresentato dai revisionisti e dagli opportunisti di vario genere.

 

come abbiamo scritto

Per i comunisti, i proletari e gli oppressi di tutto il mondo la Rivoluzione d’ottobre è una Festa mentre per capitalisti, borghesi, riformisti, clericali e fascisti è un momento di dolore per aver perso quella sorta di investitura che fonda sulla proprietà privata e sullo sfruttamento l’essenza dei principi universali di “civiltà”.

 

Come comunisti siamo orgogliosi di fare parte di quel grande Partito internazionale che 100 anni fa ha iniziato una nuova epoca: quella delle rivoluzioni proletarie, dell’abbattimento del capitalismo e dell’imperialismo, l’epoca della dittatura del proletariato sulla borghesia, come forma più alta di democrazia.

 

Ma limitarsi a questo sarebbe seguire un rituale fideistico inutile all’attuale livello dello scontro di classe interno e internazionale se non utilizzassimo questo momento anche per riflettere sulla storia dei comunisti, sulla nostra storia, i nostri errori, i nostri limiti, le inadeguatezze e i ritardi come sprone per andare avanti, cercando di non cadere negli errori che hanno fatto arretrare il movimento comunista, soprattutto nel nostro paese.

 

Studiando l’esperienza e i limiti oggettivi della Comune di Parigi, Lenin e il partito comunista bolscevico hanno portato alla vittoria la rivoluzione del 1917 quando, per la prima volta, il proletariato ha affermato il suo potere attraverso la parola d’ordine di tutto il potere ai Soviet prendendo in mano i principali mezzi di produzione, sottraendoli alla proprietà privata, distribuendo la terra ai contadini, nazionalizzando le banche, proponendo un decreto sulla pace, realizzando una serie di diritti civili – anche a favore dell’emancipazione della donna – sconosciuti nei paesi capitalisti dell’epoca.

 

“Prima il proletariato rivoluzionario abbatta la borghesia, spezzi il giogo del

capitale, frantumi l’apparato statale borghese e allora il proletariato, ottenuta

la vittoria, potrà rapidamente attrarre dalla sua parte le simpatie e l’appoggio

della maggioranza delle masse lavoratrici non proletarie soddisfacendone i

bisogni a spese degli sfruttatori” – sono le parole chiare di Lenin in polemica con chi voleva ottenere i cambiamenti e la conquista della maggioranza della

popolazione tramite il voto parlamentare, lo sviluppo graduale del dualismo di potere, la proposta dell’assemblea costituente.

 

Oggi la contraddizione tra capitale e lavoro diventa sempre più acuta, insanabile e inconciliabile. Le teorie riformiste si infrangono contro la realtà di tutti i giorni e ciò conferma che il capitalismo non è riformabile, ma che deve essere

abbattuto. Lo sviluppo imperialista porta con sé sempre maggiori divisioni e contraddizioni tra capitalisti in competizione tra loro, porta a guerre in aree

sempre più vaste come preparazione a scontri sempre più ampi e devastanti

per l’umanità e anche per l’ambiente.

 

In questa crisi il grande capitale, per salvare i propri profitti, sacrifica settori consistenti della sua stessa classe, così la piccola borghesia viene bruscamente calata in un processo di impoverimento e proletarizzazione. Ma, al contrario di ciò che si può pensare, questi settori non vanno automaticamente ad ingrossare l’esercito proletario, anzi, spesso riversano la colpa di tutti i  lorodisagi e fallimenti – anziché sul mercato e contro le multinazionali – su lavoratori, sindacati, immigrati, comunisti, ingrossando le fila della deriva reazionaria. Oppure portano le loro idee, i comportamenti e le oscillazioni derivanti dalla propria origine di classe nelle fila del movimento proletario e dei suoi strumenti come i sindacati e i partiti, anche quelli che si ritengono rivoluzionari.

 

La rivoluzione e il socialismo rappresentano sempre più l’unica via d’uscita. Ma non basta che lo dicano solo i rivoluzionari, è necessario che questo diventi la presa di coscienza delle avanguardie proletarie prima e di larghi strati proletari e popolari dopo, che diventi una maturazione della coscienza di classe che faccia compiere quel salto di qualità nella coscienza politica capace di cambiare i rapporti di forza, è necessario ricostruire un Partito Comunista che sappia sviluppare una strategia rivoluzionaria contro la strategia del capitale.

 

La Rivoluzione russa fu possibile grazie alla presenza e all’azione di un partito comunista – quello bolscevico – che, che nella sua pratica rivoluzionaria, non ha mai abbandonato la lotta ideologica.

I bolscevichi dovettero reinterpretare, sulla base delle condizioni interne ed internazionali concretamente determinatesi, le tattiche del loro programma rivoluzionario,  furono costretti a compiere – anche a prezzo di un dibattito interno talvolta molto aspro – passi indietro per farne successivamente in avanti.

 

Seguendo il metodo dialettico della pratica-teoria-pratica i comunisti russi sono stati in grado di sgomberare il terreno sul piano politico all’interno del movimento rivoluzionario russo dagli elementi e dalle posizioni arretrate, piccolo borghesi, opportuniste che via via si presentavano o vi si annidavano, seppero elaborare ed attuare tattiche nell’ambito di una strategia rivoluzionaria capace di cogliere i reali bisogni delle masse proletarie e popolari di quel paese: pace, pane, terra.

E rispondendo a quelle necessità sono arrivati alla necessaria chiarezza e alla compatezza politica, ideologica e organizzativa necessaria per vincere la Rivoluzione e procedere sulla via della costruzione del Socialismo come baluardo della rivoluzione in tutto il mondo sulla via del comunismo.

 

Lenin e il partito bolscevico hanno dimostrato la scientificità della rivoluzione proletaria con la teoria dell’anello debole della catena che si può spezzare aldilà della percentuale di presenza di classe operaia nel paese, lì dove si spezza, quando il proletariato attacca perchè non riesce più a vivere come prima e la borghesia non è più in grado di governare ed esercitare il suo potere come prima.

I bolscevichi hanno dimostrato come, per rendere vittoriosa una rivoluzione proletaria, non sono sufficienti la rabbia e l’odio di classe – anche se indispensabili -, non basta essere ribelli anche se eroici, ma è necessario il Partito comunista, il partito della classe operaia e del proletariato organizzato su tutti i piani, il suo Stato maggiore che superi quella frammentazione e quel gruppettarismo che favoriscono il nemico di classe mettendolo in condizione di disgregare i ranghi del proletariato.

 

La Rivoluzione proletaria dell’ottobre fu il motore e la sicura retroguardia per

tutti gli assalti rivoluzionari, contro il capitalismo e l’oppressione, il trionfo

dell’internazionalismo proletario.

I comunisti bolscevichi – da internazionalisti – erano coscienti che la rivoluzione, anche se vincente in solo paese, doveva necessariamente innescare un processo rivoluzionario in altri paesi perché era, ed è, evidente che resistere contro l’imperialismo mondiale in un solo paese è una lotta impari.

 

L’Ottobre rosso e la 3° Internazionale hanno rappresentato la bussola che ha reso possibile le lotte di liberazione contro il colonialismo, che hanno permesso di schiacciare la testa del nazismo e del fascismo con la storica vittoria di Stalingrado nel ’43, che hanno ispirato lotte memorabili che hanno portato a grandi conquiste per le masse sfruttate.

 

Nel nostro paese, ad esempio, determinò il periodo denominato “biennio

rosso” dove, al grido di “facciamo come in Russia”, operai in armi occupavano e difendevano le fabbriche, ma senza una guida politica adeguata, la spinta rivoluzionaria fu isolata e battuta.

Questa esperienza e l’influenza della 3°Internazionale furono alla base della costituzione del Partito comunista d’Italia, a Livorno nel 1921, dello sviluppo della lotta antifascista fino alla lotta armata partigiana che ha sconfitto il nazifascismo.

In questa lotta, le aspirazioni dei proletari – in gran parte diventati partigiani – e dei comunisti che ne erano alla guida – erano l’abbattimento del fascismo e del capitalismo che lo aveva generato. Un’aspirazione tradita dalla maggioranza della direzione del PCI che si era formata in quegli anni, dopo la morte di Gramsci, con Togliatti segretario, e incanalata su binari che portarono prima al disarmo delle formazioni partigiane, poi all’amnistia dei fascisti fino alla normalizzazione istituzionale, negando ogni possibilità di lotta rivoluzionaria per una società comunista.

 

La Rivoluzione d’Ottobre ha aperto una nuova epoca, quella delle rivoluzioni

proletarie in tutto il mondo. È stata la scintilla che nel corso dei decenni ha

indicato ai proletari la via da seguire per liberarsi dallo sfruttamento capitalista e dall’oppressione.

 

Dobbiamo trarre dalla Rivoluzione sovietica quegli insegnamenti che ancora oggi sono validi strumenti per orientare le nostre analisi sullo Stato borghese, sul potere politico, sul partito comunista e per lottare in modo concreto ed efficace contro lo sfruttamento nel nostro paese, come parte integrante della catena imperialista.

 

Nel futuro della classe lavoratrice può esserci solo il comunismo, quello tanto

temuto dal capitale dai suoi mezzi di informazione, dai suoi partiti, governi e Stati.

Le nostre risorse e le nostre energie sono infinitamente più ridotte di quelle del nostro nemico che possiede l’apparato statale, quello economico e finanziario, quello clericale, i sindacati, i partiti borghesi, riformisti e i finti comunisti. Noi non possiamo disperderle, ma dobbiamo fare tutto il possibile

per unirle, organizzarle, razionalizzarle e renderle più incisive.

 

Ai comunisti spetta il compito di dimostrare che la Rivoluzione proletaria non

solo è possibile, ma è l’unica via reale di liberazione dallo sfruttamento della classe lavoratrice e dell’intera umanità, e che il Partito Comunista e la dittatura del proletariato sono lo strumento necessario e indispensabile per realizzarla e dimostrare che si può vivere senza padroni, senza la barbarie capitalista e imperialista.

Per arrivare al nostro obiettivo strategico che non dobbiamo mai dimenticare è l’eliminazione delle classi in tutto il mondo in una società comunista dove sia realizzata la formula marxista “da ognuno secondo le sue capacità ad ognuno secondo i suoi bisogni”.

 

W la rivoluzione d’ottobre

W l’internazionalismo proletario

compagni al lavoro per passare dalle parole ai fatti